Abruzzo: 10 scatti d’Autunno che ti faranno innamorare di questa regione

Autunno.

Una parola che ha origine dal latino autumnus, l’unione di auctus (augere: ‘aumentare, arricchire’) con la desinenza –mnos (dal greco μένος), e che sta ad indicare quella stagione che segue l’estate e particolarmente ricca di frutti.

Nonostante le temperature diminuiscano in questo periodo dell’anno, i colori si accendono di infinite sfumature e tinte caldissime.

La stagione della vendemmia e della transumanza, ma anche del foliage, delle albe e dei tramonti infuocati e dei prati verdi che si trasformano in immense distese di tappeti dorati.

Elementi naturali e tradizioni tipiche dei mesi successivi alla cosiddetta “bella stagione”, che trovano la loro massima espressione proprio in questa terra, l’Abruzzo.

 

Valle dell’Orfento, Majella

Sin dal 1971, è Riserva Naturale della Montagna della Majella.

La meravigliosa Valle si trova sul fianco occidentale del massiccio della Majella e prende il nome dall’omonimo fiume, si estende dalle vette principali della montagna, fino a raggiungere i pressi del centro abitato di Caramanico Terme.

E sono proprio le acque del Fiume Orfento ad aver inciso e scavato con pazienza, nel corso di milioni di anni, i durissimi calcari della Majella, fino a generare la valle come la conosciamo oggi, ricoperta di una fittissima vegetazione che, proprio nel periodo autunnale, ci regala uno spettacolo unico, grazie ai colori che assumono le foglie degli alberi, prima di cadere e lasciarsi andare al freddo inverno.

 

I boschi e  le cascate

I boschi, si sa, sono tra i posti migliori per rilassarsi ed immergersi letteralmente nella natura. E in Abruzzo non mancano di certo, anzi c’è l’imbarazzo della scelta su quale scegliere per trascorrere una giornata nella pace più assoluta. E non mancano neanche le cascate, più o meno imponenti, che dalle montagne scivolano giù a valle.

E quando boschi e cascate si uniscono, la magia è garantita, soprattutto nel periodo autunnale.

Un esempio è la piccola cascata del Macarone della Pila, nella Valle dell’Avello, Majella, nascosta in un fitto bosco di faggi ed aceri.

Il verde smeraldo delle sue acque cristalline si circonda dei mille colori delle foglie appena cascate dalle fronde sovrastanti, creando uno dei contrasti più belli in assoluto.

 

 

Le acrobazie degli stormi in volo

Questa foto è scattata nei pressi di Ortona (Chieti).

Puntuali come un orologio svizzero, durante il mese di Ottobre fanno la loro ricomparsa gli immensi stormi di uccelli migratori, come lo Storno (Sturnus vulgaris).

Migliaia di individui che si comportano come un singolo e creano nel cielo forme ed acrobazie spettacolari.

Questo fenomeno si chiama “comportamento collettivo“, in cui ogni individuo allinea la propria direzione a quella dei vicini, generando una coordinazione impressionante.

Il comportamento collettivo è frutto dell’evoluzione finalizzato alla sopravvivenza, in quanto sembra che i predatori siano storditi dal fenomeno, mentre altri sembrano esserne piuttosto intimoriti.

Per la serie “l’unione fa la forza“.

 

La Transumanza

Un’altra fra le tradizioni maggiormente diffuse in Abruzzo è sicuramente quella della transumanza, vale a dire lo spostamento periodico del gregge dai pascoli in alta quota durante il periodo primaverile-estivo, verso quelli posizionati nelle pianure, durante il periodo dell’ autunno-inverno.

Il clima e la vegetazione di qualità sono i fattori chiave che aiutano i pastori a decidere quale sia il momento migliore per dare il via alla transumanza, che assicura al bestiame un ambiente ottimale ed offre i migliori pascoli durante tutte le stagioni dell’anno.

Un vero e proprio rito, che va avanti da secoli senza perdere un briciolo del suo fascino.

Nella foto, pecore a Campo Imperatore.

 

I vigneti e la vendemmia

L’Abruzzo, è risaputo, è una delle terre in cui non manca di certo il vino.

Infatti, è una delle regioni del centro Italia che produce un elevato numero di vini di ottima qualità.

Basti pensare che sull’intero territorio abruzzese, circa 40 mila ettari sono ricoperti da vigneti.

E la vendemmia è da sempre considerata il momento cruciale per il proprietario, quello per tirare le somme e sperare che l’intenso lavoro svolto durante l’intero anno ripaghi a sufficienza.

Una tradizione antichissima che trova origine in tempi molto lontani, e che viene tramandata di generazione in generazione, cercando di migliorare sempre di più il prodotto finale.

Un vero e proprio rito sociale, durante il quale ci si riunisce e si collabora insieme tra le vigne per raggiungere un obiettivo comune, ovvero la raccolta delle uve, il cui mosto sarà poi trasformato in vino.

 

Balle di fieno nei campi

 

“Le balle di fieno sembrano grosse biglie gialle adagiate con delicatezza nella campagna, in attesa che un soffio di vento le faccia rotolare”, Fabrizio Caramagna.

 

Uno dei simboli indiscussi della fine dell’estate / inizio dell’autunno, sono proprio le balle di fieno.

Composte principalmente di erba essiccata, vengono utilizzate per fini alimentari per gli animali da allevamento, soprattutto durante il periodo invernale, momento in cui risulta più difficile trovare dei pascoli.

Questa foto è stata scattata nei pressi di Santo Stefano di Sessanio (Aq), un’area particolarmente abbondante di balle di fieno.

 

 

Riflessi infuocati nel Lago Pietranzoni, Campo Imperatore

Una delle immagini più iconiche d’Abruzzo e che sicuramente vi è capitato e vi capiterà ancora spesso di vedere.

Uno scenario imperdibile durante ogni stagione, ma bisogna ammettere che in autunno (e in particolare durante l’alba e il tramonto) i prati ormai secchi e colorati dai raggi del sole, trasformano questo angolo di Campo Imperatore in uno scenario da favola.

 

 

Le prime creste innevate

I prati verdeggianti del periodo estivo lasciano ormai spazio a immense distese color ocra, che si estendono fin quasi alle creste delle montagne, dove torna a farsi timidamente viva la prima neve che nei giorni più freddi dell’autunno precipita come zucchero a velo sulle cime più alte.

Un po’ per volta, come a voler far riabituare lentamente le montagne al lungo inverno e agli spessi strati di neve che molto presto ricopriranno tutto.

Nella foto, le creste del Monte Aquila, e sullo sfondo la cima del Corno Grande (Gran Sasso d’Italia).

 

Rifugio Garibaldi, Campo Pericoli (Gran Sasso)

Uno dei tanti angoli in cui regna la calma assoluta, tra le cime principali del Gran Sasso, è il rifugio Giuseppe Garibaldi.

Sapevate che si tratta del rifugio di montagna più antico d’Italia?

In località Campo Pericoli, è posizionato a 2231 metri di quota e fu costruito nel lontano 1886 dal CAI (Club Alpino Italiano) di Roma.

Dal 1924 il rifugio cadde in disuso, e nel 1977, dopo un intenso restauro, fu donato alla sezione aquilana del CAI.

Una visita nei pressi del rifugio in pieno autunno regalerà, a voi e ai vostri occhi, un’esperienza incredibile, durante la quale sembra di trovarsi nella tela di un pittore, e in un mare di piante dorate che circondano il rifugio, oscillando dolcemente insieme al soffio del vento.

 

 

Pretoro, Majella

Tra le strade più belle da percorrere in autunno, ci sono quelle di montagna, i cui tornanti si snodano attraverso i pendii rocciosi e i fitti boschi colorati.

I colori accesi del foliage creano un magnifico contrasto con il nero intenso dell’asfalto; e se si aggiunge anche un pò di nebbia, è davvero un’ambientazione perfetta.

Una delle strade che meglio riesce ad offrire uno spettacolo del genere è quella che parte da Pretoro (CH), le cui innumerevoli curve costeggiano principalmente alberi di faggi ed aceri, e che dirige in località Passo Lanciano.

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