Alberobello: lo spettacolo è ovunque

Un piccolo borgo in provincia di Bari circondato dal verde delle Murge, immerso nella pace più totale.

 

Per godere al meglio della bellezza di questo luogo incantato, il mio consiglio è di visitarlo nelle primissime ore del mattino, quando i vicoletti sono ancora praticamente deserti e si può apprezzare al meglio l’essenza di Alberobello. Già dalle ore 10 infatti, carovane infinite di turisti inondano inevitabilmente il paese, una situazione che personalmente in genere tendo ad evitare, se possibile.

Questa meravigliosa cornice tipicamente pugliese è caratterizzata dalle inconfondibili abitazioni chiamate trulli. Un luogo sospeso nel tempo, in cui sembra di essere catapultati in un’altra epoca.

Va sicuramente menzionato tra le primissime bellezze italiane, in grado di intrecciare paesaggi, cultura e natura in un modo ineguagliabile.

Per non parlare degli abitanti, limpidi e gentili come pochi. Un luogo surreale, fatto da stradine e vicoli tra i più belli al mondo, che si diramano come arterie fra più di duemila trulli.

E di certo non manca anche un pizzico di mistero; basta infatti osservare i tetti dei trulli per accorgersi che su ognuno di essi è dipinto uno strano simbolo, all’apparenza privo di ogni significato.

Chiaramente non è così, poichè ogni simbolo trova la propria origine nella storia di svariati secoli fa. Si tratta infatti di figure propiziatorie, ne sono state identificate all’incirca duecento e vengono classificate in 4 ordini principali: primitivi, pagani, cristiani e magici. Si ritiene in generale che i contadini dipingessero questi simboli sulle cupole dei trulli come buon auspicio o portafortuna affinchè il raccolto dei loro campi fosse generoso.

Un altro riferimento, di natura decisamente religiosa, viene identificato nella Bibbia, quando il Signore indicò a Mose di disegnare con il sangue di un agnello, un simbolo sulle abitazioni degli ebrei al fine di scongiurare possibili sventure (“E quel sangue vi servirà di segno sulle case dove sarete. E quando vedrò il sangue passerò oltre, e non vi sarà piaga su voi per distruggervi”).

Altrettanto magici sono i sapori della cucina di Alberobello, semplice negli ingredienti ma dal carattere unico e genuino. Io non ho resistito ad un piatto di orecchiete con le cime di rapa e una salsiccia alla brace.

C’è solo l’imbarazzo della scelta su dove mangiare ad Alberobello, tra ristorantini, bar, bracerie, vinerie, paninerie e chi più ne ha più ne metta.

Credo non esistano parole migliori di quelle di Pierpaolo Pasolini per descrivere alla perfezione questo paesino: “Alberobello è un paese perfetto la cui formula si è fatta stile nel rigore con cui è stata applicata. Dal primo muro all’ultimo, non un corpo estraneo, non un plagio, non una zeppa, non una stonatura. L’ammasso dei trulli nel terreno a saliscendi si profila sereno e puro, venato dalle strette strade pulitissime che fendono la sua architettura grottesca e squisita. I colori sono rigidamente il bianco – un bianco ovattato e freddo, con qualche striscia azzurrina – e il nerofumo. Ma ogni tanto nell’infrangibile ordito di questa architettura degna di una fantasia, maniaca e rigorosa, si apre una frattura dove furoreggia tranquillo il verde smeraldo e l’arancione di un orto.
E il cielo…è difficile raccontare la purezza del cielo, in quella domenica sera, a Alberobello: un cielo inesistente, puro connettivo di luce sulle prospettive fantastiche del paese. I tetti a punta, di un nero cilestrino, si staccano improvvisi da questa base contorta e armoniosa, per riempire il cielo di magiche punte. Non c’è traccia di miseria o di sporcizia. I trulli più poveri, allineati per i vicoli scoscesi, da paese montano, vaporosi e candidi, sono pieni di nitore, anche negli interni, dietro i vani neri delle porte ricoperte da tende penzolanti come reti”.

 

 

 

 

 

 

 

 

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