Il Cairo: un amore a prima vista

Caotica, polverosa, afosa e misteriosa, Il Cairo è una città che seduce con i contrasti del lusso e della povertà, i profumi e i colori dei bazar, e una storia unica al mondo.

 

Ci sono alcune cose che non durano oppure durano poco, pochissimo.

Nel mio caso i calzini, o si bucano oppure uno dei due sparisce misteriosamente. Il gasolio della mia auto, le lampadine del lampadario in cucina. La cioccolata in casa mia, non ne parliamo, quella dura ancora meno del weekend. Una serata con i miei migliori amici, la pizza, i viaggi.

Ma le piramidi di Giza, quelle no. Insieme ai vari siti archeologici dell’intera area, le piramidi hanno resistito alle guerre, alle intemperie, per interi millenni. E’ forse anche per questo motivo che la cultura egiziana è da sempre la più affascinante delle antiche civiltà sotto molti punti di vista. Tuttora l’interesse per gli egizi cattura l’attenzione di diversi popoli e culture, non sono per la bellezza delle opere ma anche per quell’alone di mistero che le avvolge.

Ma veniamo a noi: il mio viaggio. La prima sensazione che si avverte quando atterri al Cairo è, manco a dirlo, il caldo. Ma a dispetto del caldo, ho trovato un popolo incredibilmente ospitale e gentile. Ci sono poi varie opinioni e infiniti dibattiti riguardo i pericoli in cui si rischia di imbattersi nel visitare questa zona; si parla di terrorismo, rivolte armate, possibili rapimenti e chi più ne ha più ne metta. Devo ammettere che prima di partire per Il Cairo, io stesso ero molto combattuto se intraprendere oppure no questo viaggio esattamente per lo stesso motivo: la paura. Come per ogni situazione credo che la miglior cosa da fare sia informarsi a dovere per farsi un’idea chiara. Ho parlato con molte persone che sono state in Egitto nell’ultimo periodo, compresi alcuni conoscenti che vivono proprio al Cairo; tutti mi hanno assicurato che la situazione fosse molto tranquilla, a dispetto forse di quello che spesso si legge sui giornali.

Personalmente non posso che confermare di non aver mai percepito alcun pericolo, sia nei pressi dell’area di Giza, sia nelle altre aree archeologiche. Nessuna rivolta o carri armati. Stesso discorso per i bazaar, moschee, chiese, musei, ma anche una semplice passeggiata per le strade della città, una cena al ristorante o un caffè nei bar del posto; si certo, ci sono sicuramente zone meno raccomandabili, ma questo è un altro discorso, che poi credo valga per ogni luogo del mondo. Ad ogni modo questa è solamente la mia testimonianza, dunque nel caso in cui decidiate di recarvi al Cairo, è giusto vi informiate nella maniera adeguata.

Durante la prima notte trascorsa al Cairo non ho chiuso occhio, troppa l’adrenalina al pensiero che alle prime luci del mattino avrei realizzato uno dei miei sogni fin da quando ero bambino. Il deserto del Sahara e la sabbia sotto i piedi (che in realtà poi mi ritroverò ovunque, anche nelle mutande), le Piramidi di Giza che ti guardano dall’alto dei loro 2500 anni, la Sfinge, e la storia che si cela dietro il suo gelido sguardo.

  • PIRAMIDI DI GIZA E SFINGE

La tappa imperdibile per chiunque si rechi al Cairo sono ovviamente le Piramidi di Giza. La piana di Giza infatti è la porta d’accesso a quel mondo surreale pieno di fascino e mistero.

Se si vuole evitare il caldo eccessivo, la folla di turisti e file interminabili all’ingresso del sito, consiglio di recarsi di fronte l’ingresso nelle primissime ore del mattino; io alle 7:30 ero già lì e in appena 15 minuti me la sono sbrigata.

Non ci si rende veramente conto di quanto le piramidi siano imponenti ed immense fino a quando non ci si trova ai loro piedi. Milioni di blocchi calcarei impilati l’uno sull’altro a formare questi complessi architettonici impressionanti. Le 3 strutture principali sono le piramidi di Cheope, Chefren e Micerino, al fianco delle quali sono presenti 3 strutture minori dette Piramidi delle Regine o secondarie. Gli scavi e gli studi hanno inoltre rivelato la presenza di un villaggio che si è scoperto essere abitato da numerosissimi artigiani che dedicarono molti anni della loro vita alla costruzione delle Piramidi.

Diversamente dalla piramide di Djoser o piramide a gradoni (di cui parleremo in seguito), queste strutture vennero costruite con una forma geometrica perfetta; la superficie di ognuna delle piramidi di Giza infatti era perfettamente liscia ma a causa di numerosi tentativi di smantellamento e crolli parziali nel corso dei secoli, sono pervenute ai nostri giorni così come le conosciamo, ovvero a blocchi. La sommità della piramide di Chefren in realtà è rimasta intatta, resta dunque l’unica testimonianza della forma originale di questi monumenti. La forma levigata e perfettamente piramidale aveva la funzione di riflettere la luce del sole (ovvero del dio Ra) e di rifrangerla, in modo da rendere la struttura visibile anche a chilometri di distanza. Inoltre, ad amplificare la riflessione dei raggi solari, erano presenti sulle cime delle piramidi delle strutture, che poi formavano la vera e propria punta, completamente d’oro; di queste purtroppo non si ha più traccia, poichè molto probabilmente rimosse da ladri o sciacalli.

Chiunque si trovi a Giza, verrà inevitabilmente preso dalla voglia di scattare migliaia di fotografie. Quando ci si trova ai piedi delle piramidi però, le fotografie non rendono al meglio poiché questi monumenti sono davvero sterminati e la prospettiva non aiuta.

Io consiglio di allontanarsi un po’ dalle piramidi per riuscire a immortalare al meglio il panorama; è possibile affittare per pochi dollari un cammello e fare una camminata di 30 minuti o anche più, dipende da voi. Io ho scelto di fare un breve giro perché il caldo e l’afa erano davvero insostenibili. Ero salito molte volte su un cavallo ma mai su un cammello prima di quella volta. Non appena me lo sono trovato davanti non sapevo bene cosa fare. Era lì, accovacciato sulla sabbia a masticare qualcosa. Io fissavo lui e lui fissava me. Il beduino mi ha fatto cenno di montare e così ho fatto. “Che faccio”? – chiedo. Il beduino mi risponde “tieniti forte con le mani, braccia tese e stringi le gambe”. Neanche il tempo di finire questa frase, che il cammello di alza sulle zampe posteriori facendomi quasi volare in avanti, poi sulle zampe anteriori, riuscendo per fortuna a rendere tutto più stabile e soprattutto quella scena un po’ meno ridicola. Una volta in sella la sensazione che si prova è davvero unica. Trovarsi a più di due metri di altezza, osservando il deserto e l’intero complesso di Giza è una cosa che difficilmente dimenticherete. E le foto da questa angolazione saranno molto più belle, vedrete.

Passiamo alla Sfinge. Questa figura rappresenta spesso il guardiano o protettore di alcuni luoghi sacri egiziani, con il fine di proteggere la serenità del faraone nell’aldilà. Alcune di queste rappresentano il volto di un sovrano sul corpo di un leone, riconosciuto come simbolo di grande forza. Nel caso della Sfinge di Giza, la testa umana si pensa fosse quella di Chefren.

Al contrario delle piramidi, che furono costruite utilizzando blocchi di calcare trasportati e posizionati l’uno sull’altro dove li vediamo oggi, la Sfinge è stata scolpita nella roccia esattamente nel punto in cui si trova.

  • MEMPHIS

Come dicono molte persone al Cairo, parlare dell’Egitto senza menzionare Memphis è come parlare dell’Italia senza menzionare Roma. Infatti fu la prima capitale d’Egitto, fondata dal Re Meni che riunì l’Egitto, una volta diviso in Egitto del Nord e Sud. Nell’antichità Memphis era una grande area abitata ricca di palazzi, templi e abitazioni, di cui moltissime tracce rimangono ancora oggi.

Proprio qui è possibile ammirare la Sfinge di Memphis…eh già, non esiste una sola Sfinge.

Come già detto, la figura della Sfinge rappresenta il guardiano di un luogo sacro con il volto di un sovrano sul corpo di un leone. In questo caso non si ha la piena certezza di quale faraone sia rappresentato poichè non sono presenti iscrizioni identificative sul monumento, ma gli studiosi attribuiscono la scultura alla regina Hatshepsut.

Uno dei pezzi forti del museo di Mephis è l’immensa statua dedicata a Ramses II, che misura all’incirca 8 metri ed è ancora adornata di numerosi simboli che fanno riferimento alla sua nobiltà: la doppia corona, la barba e il gonnellino, ma anche il cobra sul suo capo, che aveva la funzione di proteggere il sovrano.

  • SAQQARA

A pochi chilometri a sud del Cairo, (circa un’ora di macchina) è possibile visitare il complesso funerario del faraone Djoser, più precisamente presso l’area archeologica di Saqqara.

Djoser diede ordine ai suoi architetti di progettare e costruire il complesso, di cui l’attrazione principale è la piramide di Djoser, detta anche piramide a gradoni. E’ considerata la più antica fra le piramidi, una sorta di “esperimento” di quelle che conosciamo noi. La piramide era un collegamento diretto fra il defunto e le divinità, e la forma a gradoni voleva probabilmente rappresentare una scala verso il cielo tramite la quale il faraone defunto potesse più facilmente ascendere verso il dio Ra, ovvero il dio del Sole.

Ma il complesso di Saqqara è reso ancora più spettacolare da numerose altre strutture come ad esempio la grande mastaba o tomba di Kagemni, un visir del Re Teti.

E’ proprio qui che ho visto per la prima volta i geroglifici, che decorano sia la parte esterna che quella interna della struttura. In particolare le numerose camere interne lasciano a bocca aperta poichè le pareti sono interamente decorate con scene di vita quotidiana, come la danza, la caccia, le offerte agli dei, alcune delle quali conservano ancora i colori originali.

Qualche giorno prima di partire, mi sono divertito a studiare le basi della scrittura geroglifica nell’assurdo tentativo di sperare di capirci qualcosa. Assurdo, si, perché i vari simboli possono non avere sempre lo stesso significato, i testi possono essere scritti in orizzontale o in verticale, la lettura può variare da destra verso sinistra o viceversa, e dall’alto verso il basso o viceversa. Una buona guida (un vero egittologo) è sicuramente l’unica garanzia nel caso in cui vogliate capire quale fosse il messaggio di un qualunque geroglifico.

Proprio accanto alla mastaba di Kagemni è posizionata la tomba del faraone Teti, che vista dall’esterno sembra piuttosto un ammasso di sabbia e qualche blocco di calcare ammassati fra loro; per chi non soffre di claustrofobia, è possibile entrare nella camera sotterranea tramite un tunnel buio e scivoloso, alto poco più di un metro e largo circa 70 cm. Una volta arrivati nella camera, ci si trova davanti ad un bellissimo esempio di testi delle Piramidi, ovvero una serie di preghiere e formule magiche incise sulle pareti, che avevano lo scopo di facilitare l’arrivo del defunto nell’aldilà; addirittura sui soffitti sono incise centinaia di stelle.

  • DAHSHUR

Il sito archeologico di Dahshur si trova a pochissimi chilometri da Saqqara. Qui è possibile vedere due tra le più famose piramidi: la piramide di Snefru e la piramide Rossa.

Consiglio vivamente di recarsi a Dahshur nelle prime ore del mattino, poiché la maggior parte delle visite in quest’area vengono organizzate durante il pomeriggio. Io sono arrivato alle 8 del mattino ed ero l’unico, ripeto l’UNICO turista in tutta l’area, dunque ho potuto godere appieno di questa esperienza.

La piramide di Snefru è dedicata appunto al re Snefru, padre di Cheope, ed è probabilmente alui che si deve la nascita delle piramidi. Detta anche piramide romboidale, ha una forma particolarissima riconoscibile da chilometri di distanza, duvuta ad una doppia inclinazione delle pareti. Infatti il progetto iniziale prevedeva una inclinazione pari a 54 gradi, ma a causa dei continui crolli, a metà dell’opera si decise di ridurre l’angolo a 43 gradi, causando così la caratteristica forma, appunto, romboidale.

La piramide Rossa, anch’essa dedicata a Snefru, deve il suo nome al colore come è facile dedurre.

In passato l’ingresso all’interno della piramide non era permesso a causa di un campo militare nelle immediate vicinanze. Oggi è invece possibile accedere tramite un tunnel alto 70 cm, con 45 gradi di inclinazione e profondo 70 m. Claustrofobia pura insomma, se non ve la sentite, non entrate, anche perché una volta arrivati nella camera, non troverete nulla di speciale: nessun geroglifico, statue o oggetti particolari. Per chi non soffre invece gli spazi stretti, consiglio comunque di entrare perché non capita tutti i giorni ed è un’esperienza indimenticabile.

  • MUSEO EGIZIO

Per parlare del museo egizio ci vorrebbero giorni; basti pensare che in una giornata intera a malapena si riesce a vedere tutte le opere e i reperti che vi sono custoditi.

Ci sono infatti più di 100 sale stracolme di tesori recuperati nel paese, da imponenti statue, sarcofagi, giocattoli, papiri,  gioielli, mummie e chi più ne ha più ne metta.

 

Una delle maggiori attrazioni del museo è di certo la sezione delle mummie, il risultato della imbalsamazione dei corpi che veniva effettuata sui defunti. Questo rituale aveva chiaramente il fine di preservare al meglio i cadaveri, e richiedeva una serie di procedimenti davvero complessi e delicati; dalla disidratazione dei corpi, alla rimozione degli organi interni, i quali venivano suddivisi e riposti all’interno dei vasi canopi, dei particolari contenitori ognuno dei quali aveva sembianze e funzione differenti; rappresentano le 4 dee Iside, Nefti, Serquet e Neith, e venivano usati per contenere fegato, intestino, polmoni e stomaco.

Una volta alleggerito dagli organi interni, il corpo veniva riempito di aromi, avvolto in lunghe fasce di lino e profumato con unguenti. Il motivo di tale accuratezza nei processi imbalsamativi, va ricercato nel fatto che gli egizi credessero fortemente in una eterna vita anche dopo la morte, ma solo a patto che il corpo terreno venisse preservato intatto.

L’unico organo che non veniva rimosso dall’interno dei corpi dei corpi era il cuore, perchè ritenuto la sede dei sentimenti e delle emozioni. Una volta nell’aldilà, il defunto veniva sottoposto dagli dei alla pesatura del cuore, che veniva contrapposto su una bilancia contrapposto al peso delle giustizia e della verità. Per poter accedere al “paradiso”, i due piatti della bilancia dovevano rimanere in perfetto equilibrio; in caso contrario, un mostro avrebbe divorato il cuore, negando dunque al defunto l’accesso al paradiso.

Da non perdere assolutamente il tesoro di Tutankhamon, l’unico che non fu saccheggiato in passato da ladri e sciacalli e dunque recuperato per intero. Una quantità di oro e gioielli da lasciare a bocca aperta, ma anche utensili della vita quotidiana del faraone come le ciabatte (d’oro pure quelle!), il trono, statue a lui dedicate, modellini di navi, letti. Tutto in oro, ovviamente. La sala in cui sono sustoditi i sarcofagi, i gioielli e la famosa maschera in oro massiccio di Tutankhamon, ormai il simbolo per eccellenza dell’antico Egitto, è supercontrollata da telecamere e guardiani che vi seguiranno passo dopo passo, dunque dimenticatevi di riuscire a scattare qualche fotografia, anche perchè pur volendo fare un tentativo vi verrà chiesto di cancellare immediatamente gli scatti rubati. Non c’è scampo, ma entrate comunque nella sala perchè quello che vedrete non avrà bisogno di fotografie, rimarrà impresso nella vostra mente per sempre.

  • CITTADELLA DEL CAIRO E MOSCHEA DI MUHAMMAD ALI

La cittadella è sicuramente una delle mete preferite dai turisti, all’interno del quartiere islamico.

La sua origine è datata addirittura precedentemente al 1200, quando fu fondata da Saladino e rimase il luogo del potere della città per secoli e secoli.

La punta di diamante della cittadella è di certo la Moschea di Muhhammad Ali, che al primo sguardo vi ricorderà subito le Moschee turche. Viene spesso chiamata anche “Moschea di Alabastro” poichè ricoperta di questo materiale; purtroppo la polvere e la sabbia ricoprono per intero la superficie esterna della Moschea, ma una volta raggiunto il cortile interno, tutto cambia. Infatti gli interni sono molto curati, vi chiederanno di togliere le scarpe per non lasciare alcun segno. Al centro del cortile è stata costruita, sempre in alabastro, una fontana dalle forme geometriche che veniva e viene tutt’oggi utilizzata per il lavaggio dei piedi prima di entrare in moschea a pregare.

A dispetto della somiglianza esterna con le Moschee turche, ahimè gli interni non sono molto caratteristici. Non vi sono statue, iscrizioni particolari o disegni geometrici (era quello che mi aspettavo di vedere), ma principalmente vetrate colorate e centinaia di lampade sferiche, disposte in modo da formare una circonferenza. 365 lampade per la precisione, una per ogni giorno dell’anno.

Il panorama migliore di tutta la città è probabilmente proprio dalla terrazza posizionata all’esterno della moschea. Da qui infatti ci si trova davanti ad un panorama mozzafiato, l’intera citta del Cairo in tutta la sua immensità, incluse le piramidi di Giza nell’estremità occidentale.

  • EL KHALILHI BAZAAR

Khan El Khalili è il suq (o bazaar) più grande del Cairo ed è secondo solamente a quello di Istanbul in tutto il vicino oriente. E’ qui che sono avvenuti gli attentati terrorostici del 2005 e del 2009.

Un labirinto di stradine piene di negozietti coloratissimi, dove è possibile trovare davvero ogni cosa, dai saponi, lampade, piatti, vestiti, souvenir, gioielli. Se volete fare una sosta mentre visitate il bazaar, fermatevi al El-Fishawi cafè, detto anche il caffè degli specchi, il coffee shop più antico del mercato, che risale addirittura al 1771. Fantastico.

  • MUSEO DEL PAPIRO

Chiariamo subito una cosa: nonostante si chiami “Museo”, è in realtà un enorme negozio in cui sono esposti una serie infinita di disegni (recenti) su carta di papiro, che ovviamente è possibile acquistare.

I prezzi inizialmente proposti possono sembrarvi esorbitanti, ma ricordate che gli egiziani sono bravissimi venditori, quindi non cedete mai alla primo prezzo ma trattate SEMPRE!

Io sono riuscito ad avere un papiro che mi aveva fatto davvero impazzire per il quale mi erano stati chiesti inizialmente 90 dollari; dopo un bel tira e molla sono riuscito ad averlo a 40 dollari, e credo che se avessi insistito avrei pagato anche qualcosina in meno.

Ma se non è un museo, perché comprare qui i papiri anziché quelli che vendono per strada, che fralaltro costano molto meno? Vi chiederete.

Perché quelli che vendono per strada a pochi dollari sono in realtà dipinti su carta ottenuta dalla pianta della banana, che si rovina molto più velocemente del papiro. Nel Museo vi verrà anche mostrato il procedimento vero e proprio del processo di un papiro che parte dal taglio della pianta, alla pulizia, il taglio in sottili fasce, che poi vengono pressate ed essiccate.

  • PROFUMERIE ARTIGIANALI

Se volete acquistare dei buonissimi profumi 100% naturali, a base di oli essenziali, ci sono numerose profumerie artigianali in svariati punti della città.

Ho sentito dire di parlare di molti truffatori, posti in cui fanno sentire dei profumi e nel caso tu decida di acquistare, ti consegnano delle boccette contenenti tutt’altro.

Personalmente a me è andata meglio, la profumeria che ho visitato io si chiama “Lomda” ed è esattamente di fronte all’ingresso delle piramidi. I proprietari sono estremamente gentili e vi faranno accomodare in un salone caratteristico, pieno di specchi e divani, e vi offriranno del thè mentre vi mostreranno i profumi e gli oli presenti nella bottega, che ovviamente potrete provare sulla vostra pelle ed eventualmente comprare. Il prezzo non è dei più economici di certo; un po’ come per il museo del papiro, la regola è sempre la stessa: trattare il più possibile.

Io me la sono cavata con due boccette da 200 ml alla “modica” cifra complessiva di 40 euro, c’è da dire però che quelli che ho acquistato sono davvero oli essenziali naturali al 100%, e al contrario dei normali profumi che siamo soliti usare, basta una goccia e l’essenza persiste davvero per l’intera giornata.

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