Il Rosolaccio: la stupenda fioritura del papavero in Abruzzo – non solo bella, ma ci dice qualcos’altro

Il Rosolaccio.

Più comunemente conosciuto come Papavero.

Papaver rhoeas, questo il nome scientifico del papavero comune che siamo abituati a vedere tra la primavera e l’estate nei prati e nei campi, dalla costa fino alle zone di montagna.

Una pianta legata a moltissime leggende, una fra tante, quella di Proserpina, la figlia di Giove e Demetra. La ragazza venne rapita da Plutone, dio degli Inferi, mentre era intenta a cogliere fiori in un prato. La madre Demetra, Dea della Terra, al solo pensiero di non rivedere più la figlia, disperò e smise di occuparsi della Terra. Giove, preoccupato per le sorti del pianeta, supplicò Plutone di far tornare la ragazza dagli Inferi almeno per sei mesi l’anno. E così accadde. La storia vuole che da allora, al ritorno di Proserpina sulla Terra, i campi di riempiano di papaveri.

Una pianta simbolicamente legata anche a Morfeo, il Dio dei sogni, spesso rappresentato con un mazzo di papaveri tra le mani. E non è un caso, viste le note proprietà narcotiche della pianta.

Non tutti sanno che vari termini della tradizione dialettale abruzzese, come ad esempio papagne, papàmbele o papàmbre, fanno riferimento proprio al papavero. La “papagna” infatti, termine spesso utilizzato per indicare uno stato di stanchezza o sonnolenza, era il nome di un composto utilizzato in passato, al cui interno venivano mischiati i semi della pianta. Durante il periodo della mietitura, molte famiglie lo facevano mangiare ai bimbi molto irrequieti, al fine di renderli più calmi per riuscire a lavorare tranquillamente i campi.

E’ nell’area compresa fra i centri di Capestrano e Capodacqua, in provincia dell’Aquila, che si trova uno dei luoghi in cui tra i mesi di maggio e giugno è possibile assistere ad una fioritura tra le più massive di questa pianta delicata ma allo stesso tempo forte, il cui rosso acceso ed inconfondibile dei fiori diventa il protagonista indiscusso su tutto il panorama.

Guardate un po’ questa carrellata di fotografie scattate proprio in quell’area:

 

 

 

 

 

 

Una bellezza indiscutibile, vero?

Ma per quanto resistente, invasivo ed infestante, tanto da vederlo spesso nascere anche sui bordi delle strade o tra le spaccature dell’asfalto, il Rosolaccio è pur sempre una pianta e in quanto tale sensibile ai pesticidi, motivo per cui lo si vede sempre meno frequentemente. Un particolare non da poco, poiché la sua presenza indica la purezza dei campi e la qualità dei prodotti coltivati al loro interno. Ortaggi, cereali legumi, sono solo alcuni dei prodotti agroalimentari abruzzesi che vengono prodotti in quest’area.

Tra questi, spicca la Solina, detto anche il “grano dei poveri”. E’ un tipo di grano diffuso e coltivato nell’area della provincia dell’Aquila, tra cui anche la zona di cui stiamo parlando, tra Capestrano e Capodacqua. Una varietà di grano antica dunque, sapientemente preservata nel tempo dai contadini del posto e rimasta completamente inalterata, genuina, e biologicamente eccellente.

Leggi anche (https://www.abruzzoturismo.it/it/pane-di-solina)

E a proposito della Solina, vi consiglio di leggere questa ricetta dello Chef Jones Bargoni, abruzzese D.O.C. :

Chitarrina con Farina di Solina, Broccoli, Salsa all’Aglio Rosso di Sulmona e Cicolana di Fegato

 

Il Rosolaccio dunque, non va ritenuto un elemento puramente estetico dei nostri paesaggi, ma la sua presenza è allo stesso tempo importante in quanto indicatrice della genuinità e dei prodotti di questa terra.

 

#abruzzosmartambassador

 

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