ISLANDA D’INVERNO: una settimana on the road nel sud del paese. L’itinerario con le tappe da non perdere e le info più utili

Una terra dai contrasti netti e marcati, dove i vari elementi convivono in un equilibrio solido ma allo stesso tempo delicatissimo. Una terra a tratti ostile, nella quale la natura regna ancora sovrana. Il paese del ghiaccio, del freddo, ma anche dei vulcani, della lava e del fuoco.

L’Islanda è un mix, una combinazione unica e non ripetibile di varie componenti: linee, colori, clima, luci, contrasti, simmetrie, elementi statici e dinamici, flora e fauna, che si fondono insieme per creare un paesaggio, e un’emozione ad esso legata. E questi paesaggi variano completamente a seconda del periodo in cui si sceglie di visitarli, una particolarità che rende ancora più prezioso questo paese.

Io ho scelto di visitare questo paese unico in pieno inverno, a Febbraio, attraverso un viaggio on the road che ha toccato le varie tappe descritte in questo articolo, alla fine del quale troverete anche una mappa in cui ho segnato tutte le soste effettuate.

 

 

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Reykjavík

Devo ammettere di non essere mai davvero preparato ad un freddo così. La parola che mi viene in mente per descrivere come mi sono sentito appena arrivato a Reykjavík è “pietrificato”. E non solo dal freddo, ma anche dalla bellezza di questa città. Non ho avuto abbastanza tempo per visitarla a fondo, sono arrivato al tramonto e sapevo già di non poter vedere molto. Ho preso subito la macchina e mi sono diretto verso il centro della città, perché c’era un luogo che avrei voluto assolutamente vedere: La Hallgrímskirkja.

Non sapevo di preciso dove si trovasse, e svoltando fra le mille stradine della città, è stata lei a trovarmi. Mi è apparsa di fronte all’improvviso, immensa bella e sfacciata, a dominare tutto quello che c’è intorno. La chiesa di Hallgrímskirkja, la più iconica di Reykjavík, progettata nel 1936 e terminata solamente nel 1985, mostra quanto l’architetto volesse rendere questa costruzione indissociabile dall’Islanda; basti guardare le colonne che la compongono, a ricordare i basalti colonnari, una formazione rocciosa tipica dell’Islanda.

 

 

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Partenza da Reykjavík in direzione nord, verso la penisola di Snæfellsnes, protesa verso il mare e proprio ai piedi della cima innevata dello Snæfellsjökull, un enorme vulcano. Una penisola spettacolare e ricchissima dal punto di vista geologico e paesaggistico, lungo il quale è impossibile non fermarsi durante il tragitto per scattare foto dei panorami mozzafiato.

 

Lóndrangar Basalt Cliffs

I resti di antichi dicchi vulcanici di basalto che sporgono dalle acque del mare. I due dicchi principali misurano 75 metri e 61 metri di altezza, rispettivamente. La scogliera di Lóndrangar e l’intera area di Svalthufa, sono i resti di un cratere che è stato eroso dal mare fino a raggiungere la forma attuale. I contadini del posto non producono fieno in quest’area, poiché una credenza popolare ritiene che appartenga agli elfi che vivono nella zona.

 

 

Gestastofa Visitor Center e Malarrif Lighthouse

Il centro visite di Gestastofa, nel parco nazionale di Snæfellsjökull, è gratuito ed ospita un piccolo museo in cui vengono descritte le principali caratteristiche della flora e della fauna locale. A pochi passi dal centro, è possibile raggiungere il Malarrif Lighthouse, un faro dalla forma simile ad un missile. Ai piedi del faro, c’è una spiaggia di ciottoli di lava nerissimi, dove le onde di scagliano con una violenza impressionante. Quest’area dell’Islanda è circondata da una serie innumerevole di storie folcloristiche e strane leggende. Si dice che non sia una semplice spiaggia, ma un punto in cui si concentrano le energie, infatti sono state spesso registrate attività elettromagnetiche sopra la norma, tanto da creare disturbi del sonno ai visitatori. Non è un caso che lo Snæfellsjökull National Park venga citato nel libro “Viaggio al centro della Terra” di Giulio Verne. E’ in quest’area che i protagonisti del racconto si recano per accedere all’ingresso che porta fino al centro della Terra.

 Svöðufoss Waterfall

Quella di Svöðufoss, è stata la prima delle numerose cascate che ho visitato durante il viaggio, inizialmente non era inclusa nel mio itinerario. E’ guidando sulla strada principale che ho intravisto con la coda dell’occhio un cartello che indicava una stradina non asfaltata che portava al corso d’acqua. Non ci ho pensato due volte e mi sono immesso su questa strada brecciata, che mi ha fatto raggiungere Svöðufoss in meno di 5 minuti.

 

 

Kirkjufell Mountain

Kirkjufell, che vuol dire “montagna della chiesa” a causa della sua forma che ricorda vagamente tale struttura, si trova sempre nella regione di Snæfellsnes, sulla costa orientale islandese. È considerata tra le montagne più belle del mondo, ed è sicuramente al primo posto tra le montagne più fotografate di tutto il paese.

 

 

Stykkishòlmur

La città di Stykkishólmur è stata la tappa finale di questa giornata, dove mi sono fermato per pernottare. Pur essendo stanchissimo, non potevo non aspettare l’aurora, sempre se si fosse mai manifestata quella sera. Diciamo che sono stato abbastanza fortunato. Avevo il terrore di non riuscire a vederla, ed invece già al mio secondo giorno in Islanda, eccola lì, immensa, di fronte ai miei occhi. A parte che per la bellezza disarmante, l’aurora boreale mi è sempre piaciuta per un altro motivo. Perché fa quello che dice lei. Non importa se mezzo mondo si scomoda per andare a vederla, passando le notti a temperature estreme e con la testa rivolta al cielo per ore con il rischio di farsi venire una polmonite o i peggiori dolori cervicali. Lei fa quello che vuole. Appare e scompare quando e se ne ha voglia. E se lo fa, può essere per pochi minuti, oppure per tutta la notte. Non c’è una regola, non prende ordini, è libera di non farsi vedere oppure di infiammare il cielo avvolgendolo con le sue bande e raggi di luce che si contorcono, si intrecciano, ondeggiano e poi spariscono.

 

 

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Attraversando la regione del Borgarfjörður, ho fatto la prima sosta qui:

Barnafoss Waterfall

“Barnafoss” vuol dire “la cascata dei bambini”. Prende questo nome per la storia legata ad un arco di pietra naturale che fungeva da ponte tra una sponda e l’altra del fiume. Una storia tragica, avvenuta nel giorno di Natale. Quella mattina le famiglie della zona si riunirono per andare insieme a messa, ad eccezione di due bambini, che decisero di rimanere a casa. Quando le famiglie rincasarono, i bambini sembravano essere spariti nel nulla, ma alcune tracce portavano a quell’arco di pietra. I due erano scivolati nelle gelide acque, affogando. La loro madre distrusse l’acro di pietra per evitare che una tragedia simile potesse ripetersi.

Dopo aver preso un caffè bollente nel bar proprio all’ingresso della cascata, sono ripartito lungo la strada dello Uxahryggir, fino a raggiungere il Parco Nazionale di Þingvellir (Thingvellir). Quest’area è una chiara testimonianza della tettonica delle placche, in quanto la valle del parco è dovuta proprio a questo fenomeno. Purtroppo l’inverno non è il periodo migliore per visitare la zona, poiché a causa della neve la maggior parte dei sentieri escursionistici sono impraticabili. C’è però da dire che il panorama che si può osservare dal centro visite del Thingvellir, è davvero degno di nota.

Una volta ripartito dal Parco Nazionale, mi sono diretto verso sud, per pernottare a Selfoss un piccolo paesino che sorge proprio sulle sponde del fiume Ölfusá (e da non confondere con le Selfoss Waterfall che si trovano nel nord dell’Islanda).

 

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Percorrendo la strada costiera meridionale in direzione est, le tappe sono state le seguenti:

Skógafoss Waterfall

La cascata di Skógafoss è tra le più famose e fotografate di tutta l’Islanda. Il corso d’acqua, che ha una larghezza di circa 25 metri e la cascata ha un’altezza di circa 60 metri, appartiene al fiume Skogaà che nasce dal ghiacciaio Eyjafjallajokull. Nei periodi più miti la cascata è circondata da una ricca vegetazione, mentre in pieno inverno è il ghiaccio a fare da protagonista, incorniciando la cascata.

Una leggenda narra che un vichingo nascose in una grotta dietro la cascata un baule con un tesoro al suo interno, e si dice che quando i raggi del sole colpiscono la cascata si riesce a vedere lo scintillio dell’oro nascosto nella grotta.

 

 

Airplane Wreck

Ad appena 10 minuti di auto dalla cascata di Skógafoss, la carcassa dell’aereo precipitato sulla costa di Sólheimasandur è una delle mete più visitate degli ultimi anni.

Nel Novembre del 1973, un aereo Douglas Dakota C-117 con 7 persone a bordo stava rientrando nell’aeroporto di Keflavík dopo aver consegnato del materiale ad una stazione radar nei pressi di Hornafjordur, nellest dell’Islanda. Mentre stava sorvolando le immense piane di sabbia nera, l’aereo ha iniziato lentamente a perdere quota, costringendo i piloti ad un atterraggio d’emergenza, a Sólheimasandur. In molti ritengono che ci fu un problema meccanico, ma i veri motivi dello schianto sono ancora sconosciuti.

Fortunatamente tutti i membri dell’equipaggio riuscirono a salvarsi senza alcun graffio, e vennero recuperati immediatamente tramite elisoccorso.

Quello che resta oggi è solamente la carcassa del velivolo, questo perchè dopo lo schianto i militari ne portarono via molte parti. Altri pezzi invece vennero presi negli anni successivi dagli abitanti delle fattorie più vicine alla zona. Gli stessi utilizzarono la carcassa anche come deposito per i loro attrezzi, fino ad abbandonarla completamente.

 

 

Promontorio di Dyrhòlaey

Tra le mete più fotogeniche dell’Islanda, il promontorio di Dyrhòlaey, a pochi chilometri dalla città di Vík, è uno dei punti strategici in cui è facile osservare le pulcinelle di mare nel periodo estivo. D’inverno, pur non essendo presenti questi animali, si riesce a godere comunque di un panorama da 10 e lode. Le immense distese di sabbia nera, un pinnacolo di basalto che spunta dal nulla, le onde che si abbattono ripetutamente sulla spiaggia, sono assolutamente da vedere se ci si trova da queste parti.

 

 

Vík

Il piccolo paesino a pochi chilometri dal promontorio di Dyrhòlaey, dove ho scelto di fermarmi per un pranzo velocissimo. Da vedere assolutamente la Reyniskyrka Church, la piccola chiesetta che sovrasta la cittadella e l’intera baia.

 

 

Spiaggia nera di Vík

Una distesa di nerissimi ciottoli, colpiti ininterrottamente dalle onde del mare. E’ da questa spiaggia che si possono vedere i famosi faraglioni emergere dal mare. Gli stessi sono i protagonisti di una leggenda, che narra fossero in principio due trolls, i quali erano intenti a rubare una nave che si aggirava da quelle parti. La luce del sole li sorprese durante il furto e per punirli li trasformò per sempre in roccia.

 

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Partenza per il Parco Nazionale di Skaftafell, proprio ai piedi della cima più alta d’Islanda, il Vatnajökull. E’ forse qui che ho visto i paesaggi che più mi hanno colpito, in particolare la cosidetta “Diamond Beach”, la spiaggia dei diamanti.

 

 

Diamond Beach – la spiaggia dei diamanti

 

Sabbia nera e ghiaccio lucente. Il freddo degli iceberg e il caldo della lava. La spiaggia dei diamanti è un posto unico al mondo, reso ancora più unico da questo genere di contrasti. Una infinità di pezzi di ghiaccio, di ogni dimensione, arriva fin qui una volta distaccatasi dal vicino ghiacciaio Breiðamerkurjökull, e giace sulle sabbie nerissime della spiaggia, come fosse un mucchio di diamanti. Bellissimo vedere le onde che si infrangono sugli iceberg più grandi senza riuscire a spostarli di una virgola, e con un po’ di attenzione vi accorgerete inoltre che in acqua ci sono decine di foche che vi osservano.

Guarda anche il video

 

Jokulsàrlon Lagoon

È qui che i blocchi di ghiaccio, una volta distaccati dal ghiacciaio Breiðamerkurjökull, vengono lentamente spinti verso il mare, prima di arrivare sulla spiaggia dei diamanti. Ed è proprio all’interno di questa laguna, protetta dalle onde del mare, che ci creano i riflessi più surreali sulla superficie dell’acqua.

 

 

Loftlagsbreytingar Glacier

Un ghiacciaio immenso, un dipinto a mano, composto da innumerevoli tinte di azzurro intenso. Un posto che non era segnalato in alcun modo, ma che ho avuto di fortuna di scorgere con la coda dell’occhio. Una lingua chilometrica di imponenti blocchi di ghiaccio di un azzurro surreale che scivola a valle. Alcuni di questi si staccano completamente dal corpo principale e galleggiano nelle acque di un piccolo lago che, il più delle volte, ghiaccia completamente. Il risultato è una serie di pezzi di ghiaccio dalle forme più incredibili, incastonati nelle acque ghiacciate del lago.

 

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Vista la giornata estremamente piovosa, mi sono mosso molto lentamente verso le cascate più famose del paese, le Gulfoss, per poi spostarmi nell’area geotermale attivissima, chiamata Geysir.

 

 

Gullfoss Waterfall

La cascata di Gullfoss (che significa la “cascata d’oro”) è una delle più belle d’Islanda.

Ed è una di quelle da vedere quando il meteo è dei migliori per goderne al meglio l’imponenza. Purtroppo, il giorno in cui ho fatto visita alla cascata era uno di quelli in cui la pioggia scendeva davvero a secchiate, quindi giusto il tempo di scattare qualche foto dal punto panoramico e via, perché la visibilità non era delle migliori, e anche a causa di un po’ di nebbia, che ha iniziato ad offuscare il panorama.

 

 

Geysir

La stessa nebbia ha fatto la sua comparsa presso Geysir, l’area geotermale più visitata di tutto il paese. Non importa quali siano le condizioni meteorologiche, una volta qui. Lo spettacolo sarà sempre e comunque assicurato. I geyser attivi in quest’area sono parecchi, non sarà infatti difficile riuscire ad assistere allo spettacolo del gas sprigionato dagli stessi, creando una fontana di acqua caldissima che in un batter d’occhio si alzerà in aria.

 

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Kerið Crater

Prima di spostarmi di nuovo verso Reykjavík, ho fatto sosta presso il Kerið Crater, a 15 minuti di auto dal villaggio di Selfoss. Si tratta di un cratere di origine vulcanica, decisamente caratteristico per i suoi pendii coloratissimi, prevalentemente di rosso. Come la maggior parte dei vulcani, la sua forma in origine era conica; una volta terminate le riserve di magma al suo interno, è collassato su se stesso. Con un diametro di 170 metri, una circonferenza di 270 metri, e profondo circa 55 metri, il cratere risale a circa 3000 anni fa e oggi ospita al suo interno anche un piccolo lago. Uno specchio d’acqua relativamente poco profondo, in media 10 metri, che può variare a seconda delle piogge ed altri fattori. L’acqua presenta sempre una colorazione incredibile, grazie alla presenza di innumerevoli minerali presenti nel suolo. In inverno, la superficie del lago si ricopre di un velo di ghiaccio bianco, lasciando intravedere le tinte di azzurro dell’acqua. È possibile fare una passeggiata lungo l’intera circonferenza del cratere, ed è inoltre possibile addentrarsi all’interno del cratere, fino a raggiungere le acque del lago, grazie ad una rampa di scale costruita appositamente.

Subito dopo mi sono diretto verso ovest, per visitare l’area geotermica di Krýsuvík ed il Lago Kleifarvatn.

 

Seltùn Krysuvik

 

L’area geotermica di Krýsuvík si trova nella penisola di Reykjanes, a pochi chilometri verso sud-ovest da Reykjavík (circa 40 minuti di auto). Le aree principali sono quelle di Seltun, Hverahvammur e Hverehlid. Io ho visitato Seltun, un’area in cui il terreno è colorata di vivacissime tinte di giallo, arancio e verde, all’interno della quale si trovano le cosidette “hot springs”, con le tipiche “piscine” di fango che bolle, il cui suono fa da sottofondo per l’intera visita della zona. I depositi di zolfo regalano un “profumino” che non tutti gradiscono, ma è piuttosto sopportabile non essendo eccessivamente pungente. L’accesso all’area è gratuito e consentito 24 ore su 24.

 

 

Lake Kleifarvatn

 

Il lago di Kleifarvatn ha una superficie di circa 10 km quadrati, è il più largo della penisola di Reykjanes, ed è profondo un centinaio di metri. In alcune aree, le acque del lago sono abbastanza calde a causa di alcune sorgenti termali presenti al suo interno, ma altre zone del lago sono molto fredde. È una delle aree preferite dai fotografi, grazie ai panorami vulcanici che circondano le sponde. C’è inoltre una legenda che narra ci sia un mostro dalle sembianze di un verme e grande quanto una balena, che abiti queste acque da sempre.

A pochi chilometri da quest’area si trova anche la famosissima Laguna Blu, conosciuta in tutto il mondo per le sue acque termali, ambientate in uno scenario lunare. Personalmente non era tra le mete che desideravo visitare maggiormente, quindi per motivi di tempo ho deciso di escluderla e rientrare a Reykjavík per trascorrere l’ultima notte prima di ripartire.

Ed è proprio qui, che l’aurora boreale ha voluto farmi un ultimo regalo, facendo capolino tra le nuvole sopra la città e lasciandosi ammirare ancora una volta, come fosse un ultimo saluto prima della mia partenza.

 

 

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Il giorno più brutto. Quello del rientro 🙁

Giusto il tempo di fare colazione in hotel e via, verso l’aeroporto per rientrare in Italia.

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Un enorme grazie lo devo al team di Trigon Viaggi, che mi ha davvero supportato in maniera impeccabile per realizzare questo viaggio.

 

 

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Altre info utili

 

  • Dove dormire in Islanda

Nonostante la popolazione islandese sia di solamente 350 mila abitanti, c’è da dire che il turismo è una parte fondamentale dell’economia del paese, dunque non è affatto difficile trovare alloggi, per tutte le tasche. A seguire le strutture presso le quali ho scelto di alloggiare io, non eccessivamente costose ma allo stesso tempo molto moderne, pulitissime con ottimi servizi.

Hotel KletturMjoelnisholti 12-14, 105 Reykjavík, Iceland

https://hotelklettur.is/

Fosshotel Stykkisholmur, Borgarbraut 8, 340 Stykkishólmur, Iceland

https://www.islandshotel.is/hotels-in-iceland/fosshotel-stykkisholmur

Hotel Selfoss, Eyravegur, 800 Selfoss, Iceland

https://www.hotelselfoss.is/en/

Fosshotel Nupar, Núpar, 880 Kirkjubæjarklaustur, Iceland

https://www.islandshotel.is/hotels-in-iceland/fosshotel-nupar

 

  • Spostarsi in Islanda

Non ci sono dubbi. Il modo migliore, se non l’unico modo per spostarsi in un viaggio on the road in Islanda, è quello di noleggiare un’auto. Il costo del noleggio varia a seconda del tipo di veicolo decidiate di noleggiare (automobile, fuoristrada, pulmino, camper). In base alla mia esperienza personale, posso dire di essermi trovato benissimo con un’automobile, una GOLF della Wolkswagen. Le automobili a noleggio vengono consegnate, durante il periodo invernale, con le gomme chiodate. Si guida dunque in totale sicurezza, anche considerando il fatto che le strade vengono pulite dalla neve molto spesso, quindi sempre abbastanza pulite. Bisogna però fare molta attenzione a rispettare i limiti di velocità, poiché i controlli sono abbastanza serrati; non ho visto neanche una pattuglia di polizia durante la mia intera permanenza in Islanda (che secondo me la dice anche molto lunga su quanto sia estremamente sicuro come paese) ma ci sono molti autovelox anche nelle strade lontane dalle città.

 

  • Luce del giorno

La luce del sole è una delle protagoniste dell’Islanda. Vista la vicinanza al circolo polare artico, le giornate risultano molto lunghe nel periodo estivo; basti pensare che durante il mese di luglio, il sole sorge intorno alle 3 del mattino, per tramontare all’incirca a mezzanotte.

Esattamente in contrario durante il periodo invernale: le giornate sono molto più corte. Il sole sorge intorno alle 10 del mattino e tramonta alle 17:30 circa. Tenete in considerazione queste informazioni, per decidere il periodo migliore in cui visitare l’Islanda, in base ai vostri piani.

 

  • Contanti o carta di credito?

La moneta ufficiale è la CORONA ISLANDESE (ISK). Una volta atterrato a Reykjavík, ho prelevato con carta di credito in aeroporto del contante, giusto per avere qualche banconota in tasca in caso mi sarebbero servite durante il viaggio. In realtà, non ho mai utilizzato quelle banconote, perché i servizi di pagamento in Islanda, con Bancomat o carta di credito, sono efficientissimi. Non ho avuto alcun problema ad effettuare pagamenti per pranzi/cene, pernottamenti, fare benzina, o anche un semplice caffè, in qualunque posto io sia stato.

 

  • Rifornimento auto

Credo non esistano stazioni di servizio in Islanda in cui sia possibile pagare in contanti. Almeno per la mia esperienza, ho sempre dovuto pagare con bancomat o carta di credito. L’unica accortezza sta secondo me nel verificare con un po’ di anticipo se nel percorso che si sta per percorrere in macchina sono presenti delle stazioni di servizio oppure no. Infatti, può capitare di percorrere centinaia di chilometri senza incontrare alcun segno di vita. Meglio quindi organizzarsi prima e verificare che il serbatoio sia sempre pieno o comunque carico abbastanza da riuscire a raggiungere in tutta sicurezza la stazione di servizio più vicina.

 

  • Cibo e bevande

Non ho avuto nessun problema con cibo o bevande locali. Ho sperimentato poco la vera cucina locale dunque non mi sento di consigliare un piatto in particolare. Nessuna accortezza anche per le bevande, stesso discorso. L’acqua specialmente. Al contrario di molti altri paesi in cui bisogna fare attenzione a non bere acqua del rubinetto, in Islanda si incoraggia a farlo. L’acqua di rubinetto è infatti assolutamente potabile, poiché viene naturalmente filtrata attraverso le rocce e le formazioni di lava. Si sconsiglia invece di bere l’acqua calda del rubinetto (o di utilizzarla in cucina) poiché proviene da una differente sorgente nel sottosuolo, e infatti è possibile a volte avvertire l’odore di “uova marce” tipico delle acque sulfuree. L’acqua (fredda) del rubinetto ha dei livelli di pH pari a 8,4. Un’acqua alcalina ha un pH superiore a 7, ed il range perfetto per l’acqua potabile è compreso tra 6,5 – 8,5. Essendo acqua proveniente direttamente dalla sorgente, non presenta alcuna aggiunta di cloro o nessun altro composto chimico. L’Islanda va molto fiera della purezza delle sue acque, ottima da bere, ed inoltre è proprio l’acqua che fornisce geotermicamente il riscaldamento a 9 abitazioni su 10 in tutto il paese.

 

  • Abbigliamento

Ci sarà un motivo se si chiama “Iceland” (la terra del ghiaccio). Senza troppi giri di parole: fa freddo. Copritevi bene. Le temperature sono quasi sempre al di sotto dello 0, durante il mio viaggio ho assaporato anche i -20 gradi centigradi. Soprattutto in caso di neve o pioggia, ringrazierete per sempre i vestiti impermeabili e antivento. Le scarpe sono FONDAMENTALI, impossibile muoversi senza un buon paio di scarpe da trekking impermeabili. In caso contrario, in bocca al lupo!

 

  • Aurora Boreale

Chiunque si rechi in Islanda nel periodo invernale (più precisamente il periodo migliore va da settembre/ottobre a marzo/aprile), ha di certo il desiderio di riuscire a vedere la “verde signora”, come viene spesso chiamata l’aurora boreale. Si tratta oggettivamente di uno dei fenomeni naturali tra i più spettacolari in assoluto, un fenomeno ottico incredibili, tanto quanto la modalità con la quale si forma. Quando una sufficiente quantità di particelle solari, principalmente elettroni, viene spinta ad elevata velocità contro il campo magnetico terrestre, entrano in collisione con le particelle di gas presenti nell’atmosfera, producendo energia a noi visibile come fasci di luce.

La visibilità del fenomeno dipende da vari fattori:

  • Attività solare: è qui che si innesca il fenomeno dell’aurora. Il sole deve produrre abbastanza particelle al fine da produrre sufficiente energia durante la collisione con il nostro campo magnetico.
  • Nuvolosità: le nuvole sono chiaramente una netta barriera, che molto spesso compromette la visibilità dell’aurora boreale.
  • Luna piena: la luce della luna può influenzare negativamente la visibilità del fenomeno, che può essere comunque apprezzato, ma in maniera meno evidente.
  • Inquinamento luminoso: le luci delle città possono contribuire alla visibilità. Meglio spostarsi fuori dai centri abitati o comunque in posti poco luminosi.

Per i meno esperti, o per chi non ha voglia di controllare giorno per giorno le condizioni meteorologiche, vi consiglio di scaricare qualche app gratuita che possa facilitarvi il tutto. Ce ne sono diverse in circolazione, ma quella forse più scaricata e precisa si chiama “My Aurora Forecast & Alerts”, disponibile per tutti i dispositivi. L’applicazione è in grado di mostrarvi l’attività solare, la nuvolosità nel luogo in cui vi trovate, e la probabilità di riuscire ad osservare il fenomeno. Inoltre, è in grado di mostrare in tempo reale in quale parte del mondo il fenomeno è maggiormente visibile in quel preciso istante. Io l’ho trovata facilissima da usare e davvero precisa.

My Aurora Forecast & Alerts App

 

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MAPPA DEGLI STOP

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