La bellezza del freddo: Islanda e Abruzzo, due terre lontane ma non troppo

Due terre per natura estremamente differenti fra loro.

Una, l’Islanda, è da sempre ritenuta un ambiente quasi ostile, il mondo dei ghiacci, del freddo, ma anche dei vulcani, lava e fuoco.

L’altra, l’Abruzzo, il polmone verde d’Italia, una regione in cui la natura regna ancora sovrana, fra le coste più belle del nostro paese e le montagne calcaree che sovrastano l’intera area.

Due terre distanti non solo geograficamente, ma anche nella loro più profonda essenza.

Sono convinto che ogni luogo sia un mix, una combinazione unica e non ripetibile di varie componenti: linee, colori, clima, luci, contrasti, simmetrie, elementi statici e dinamici, flora e fauna, che si fondono insieme per creare un paesaggio, e un’emozione ad esso legata.

Eppure, nonostante l’unicità e la non-riproducibilità dello stesso paesaggio in due luoghi della terra, con mio grande stupore ho scoperto varie similitudini tra i paesaggi invernali islandesi e quelli abruzzesi.

In più occasioni ho avuto la sensazione, per un attimo, che l’anima dell’Islanda fosse la stessa di quella d’Abruzzo, che le due terre potessero, se non parlare la stessa lingua, comprendersi e comunicare in maniera molto chiara. Quella sensazione che, in vari momenti, ha reciso i confini e annientato le distanze. Quella sensazione che mi ha fatto sentire più vicino a casa, nonostante i 3000 chilometri di distanza. Due treni che viaggiano in direzioni opposte ma che per qualche motivo sembrano percorrere, talvolta, lo stesso binario.

Va ben precisato che questo “paragone”, se così possiamo definirlo, non vuole essere una forzatura, o un eccesso di esagerazione che potrebbe far storcere il naso ai più. “Guardate! L’Abruzzo è uguale all’Islanda”!!…No, non è questo il messaggio, nulla di tutto ciò. Stiamo parlando, e lo sappiamo bene, di due mondi lontanissimi, una follia pretendere di farli apparire identici.

Questo è piuttosto un invito, uno spunto a riflettere. Siamo spesso spinti a rivolgere lo sguardo altrove, a cercare la bellezza in altri luoghi, spesso lontanissimi; cosa peraltro anche giusta, perché viaggiare è davvero una delle più grandi libertà, che aiuta ad aprire la mente e abbattere ogni confine. Nonostante questo, diamo spesso per scontato ciò che abbiamo vicino e che ci circonda, un po’ per abitudine probabilmente. Abitudine che ci fa dimenticare, talvolta, le bellezze che abbiamo sotto gli occhi, a portata di mano, davvero a due passi da casa.

C’è però, ed è innegabile, un mix delle componenti a cui accennavo prima, che sembra tessere la trama di due tele molto simili fra loro.

  • Monte Bolza (Campo Imperatore, Abruzzo) – Montagna di Kirkjufell (Islanda)

Due pinnacoli di roccia che si slanciano verso il cielo. Il profilo delle due vette appare molto simile. Probabilmente complici anche il manto nevoso e il cielo terso in pieno inverno, ma le due cime hanno, almeno ai miei occhi, qualcosa che le accomuna e non poco.

  • Riflessi nel lago di Pietranzoni (Campo Imperatore) – Kirkjufell (Islanda)

Lo stesso pendio della montagna, la stessa linea che separa la realtà dall’illusione. Lo stesso riflesso nello specchio d’acqua incredibilmente tranquilla. Quell’acqua che riesce a creare una magia, riuscendo a raddoppiare la bellezza, l’armonia e l’eleganza di un posto, già di per sé incantevole.

Esattamente nel momento in cui ho scattato questa foto in Islanda, mi è venuto in mente lo scatto sulla destra, a Campo Imperatore, risalente a 3 mesi prima. Foto che tra l’altro avevo pubblicato ironizzando, neanche a farlo a posta, sul fatto che richiamasse in qualche modo i tipici paesaggi islandesi.

  • Piana di Campo Imperatore (Abruzzo) – Thingvellir National Park (Islanda)

Pochi e semplici sono gli elementi che accomunano due luoghi così distanti: una piana, le montagne all’orizzonte, il manto di neve che ricopre tutto ciò che incontra, lasciando poco spazio a ogni altra cosa. E quelle strade asfaltate, che puntano dritto fino a perdersi all’orizzonte, fra i massicci montuosi, e sovrastate solamente dai versanti delle montagne circostanti.

  • Cascata di Dynjandi (Islanda) – Valle delle 100 cascate (Abruzzo)

E poi le cascate, che sono tra le maggiori peculiarità del territorio islandese. Una delle più caratteristiche è la cascata di Dynjandi, lungo la quale le acque scendono a valle, rimbalzando più volte lungo un pendio naturale a gradoni composto dalle rocce.

Anche l’Abruzzo possiede qualche gioiellino non da meno. C’è un posto, infatti, che viene chiamato “La valle delle 100 cascate” o “valle delle 100 fonti”, nei pressi di Cesacastina, in provincia di Teramo. Non è difficile capire perché questo luogo prenda tale nome; una delle cascate più caratteristiche del posto ricorda molto la sopracitata cascata islandese. Anche qui le acque precipitano a valle scivolando sugli strati rocciosi a gradoni, regalandoci uno scenario davvero non comune.

E siccome il ghiaccio è uno degli elementi che talvolta accomuna i paesaggi invernali di queste due terre, non dimentichiamo che all’interno del Massiccio del Gran Sasso, in Abruzzo, è presente l’unico ghiacciaio degli Appennini, nonché il più meridionale d’Europa: il ghiacciaio del Calderone.

Che di certo non sarà imponente quanto i ghiacciai islandesi, ma rende comunque ancora più unica la nostra regione anche sotto questo aspetto.

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