LACRIME DI MAJA: le vasche di smeraldo nella Valle dell’Avello

È il 23 novembre e, vista la bellissima giornata, non posso restare a casa e decido di fare un salto su uno dei primi sentieri di montagna che ho percorso, più o meno 20 anni fa: il G2, sentiero delle Gobbe di Selvaromana. Si trova nella Valle dell’Avello, posizionata sul versante est della Montagna della Majella, contrapposta alla Valle dell’Orfento, sul fianco occidentale.

Sono le 7 di mattina, poche nuvole galleggiano nel cielo limpido e i primi raggi dell’alba si fiondano sulle cime della Valle, accentuando i già caldi colori autunnali delle fronde che ricoprono i pendii. Il sentiero offre una panoramica costante e mozzafiato sull’immensa Valle dell’Avello, incisa dall’omonimo fiume nel corso dei millenni. Il cammino prosegue fino a raggiungere le cime dove si può ammirare la parete nord delle Murelle in tutto il suo splendore.

Ma non è lì che decido di andare, bensì a metà strada, nel punto in cui il sentiero incontra le acque del fiume Avello. È esattamente in questo punto che, durante ogni primavera ed estate, si sviluppa la cascata del Linaro, grazie alle enormi masse di neve che iniziano a sciogliersi e a scendere a valle.

In autunno invece, l’esaurirsi degli accumuli di neve fa in modo che il fiume si presenti sotto tutta un’altra veste, offrendo uno scenario completamente diverso. Ma di certo non meno bello e intenso.

Il letto del fiume è percorso in questo periodo da deboli rivoli, che riempiono le vasche di roccia ai piedi delle cascate scavate dalla potenza dell’acqua durante i mesi più caldi, creando tanti piccoli specchi d’acqua di un color verde smeraldo intenso, che secondo una legenda sarebbero le lacrime della dea Maja.

Ma chi era Maja?

Bisogna fare un salto indietro alla mitologia greca, della quale facevano parte sette sorelle, le Pleiadi. Figlie di Atlante e di Pleione, i loro nomi erano: Merope, Sterope, Taigete, Elettra, Celeno, Alcione e Maja, la primogenita, nonché la più bella.

La legenda narra che Ermes, l’unico figlio di Maja, fu ferito durante una battaglia e così lei decise di recarsi in Abruzzo per raccogliere erbe mediche presenti solo in questa regione e curare nel miglior modo possibile il figlio ferito.

La sfortuna volle che proprio in quei giorni i monti abruzzesi fossero ricoperti di neve, di fronte ai quali la dea non si arrese né fermò, ma di certo fu necessario molto più tempo rispetto al previsto e, purtroppo, Ermes morì.

La donna, distrutta dall’inimmaginabile dolore e sopraffatta dalla disperazione, iniziò a vagare senza meta, senza trovare alcun conforto. La perdita del suo unico figlio fu talmente insopportabile che la donna morì, distrutta dal dolore, su una montagna abruzzese che, in sua memoria, fu chiamata Majella.

Si dice che la montagna prese l’attuale forma, quella di una donna piegata su sé stessa, solamente dopo la morte di Maja.

Ancora oggi, nell’immaginario popolare, i forti venti durante le piogge sulla Majella vengono ricollegati al pianto e alle urla disperate della dea. La cima più alta della Montagna, Monte Amaro, pare voglia ricordare col suo nome l’amara perdita della donna.

E le piccole vasche color smeraldo lungo il letto del fiume Avello sarebbero dovute all’incessante pianto di Maja. Nonostante il corso d’acqua si asciughi quasi completamente, le sue lacrime non si fermano, continuando ad incidere, erodere, scavare e plasmare la roccia, regalandoci questo spettacolo immerso all’interno della faggeta di Selvaromana.

 

Questo articolo, insieme a tanti altri, lo trovate anche sul portale ufficiale del turismo della Regione Abruzzo (https://abruzzoturismo.it/racconti-d-abruzzo/lacrime-di-maja-le-vasche-di-smeraldo-nella-valle-dellavello/)

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