Leontopodium nivale: la Stella alpina appenninica

Edelweiss.

E’ questo il nome di origine tedesca che viene dato alla famosa Stella alpina, che deriva da weiss (bianco) e edel (nobile).

Il nome scientifico in realtà è Leontopodium alpinum, e prende il nome dal greco “leontopòdio”, letteralmente “piede di leone”, riferito alla forma dei fiori simili ad una zampa di leone.

Un’altra caratteristica che la rende inconfondibile è la forte lanosità dei suoi petali che, al contrario di quello che spesso viene detto, non serve per proteggere la pianta dal freddo, bensì a limitare la perdita di acqua attraverso la traspirazione e come protezione dai raggi ultravioletti.

La Stella alpina cresce spontaneamente in Italia – lo dice il nome stesso – sulle cime montuose delle Alpi, in particolare nelle zone abbastanza aride.

Tuttavia, un’altra specie è presente anche sugli Appennini, in particolare sulle principali cime Abruzzesi: è il Leontopodium nivale, ovvero la Stella alpina appenninica, di dimensioni inferiori rispetto alla “parente” che vive sulle cime alpine.

Il termine “nivale”, in latino si traduce letteralmente “delle nevi”.

Si tratta di un relitto glaciale, ed è ancora oggi possibile rinvenirla su diverse cime calcaree dell’Appennino, tra i mesi di luglio e agosto.

Gran Sasso e Majella, solo per citarne alcune.

Ma cos’è una specie relitta, o relitto glaciale?

Questo termine indica una specie che un tempo era presente su un’area molto maggiore rispetto a quella attuale, e che oggi si rinviene all’interno di zone estremamente confinate, in seguito ad un evento che l’ha fatta estinguere in altri punti.

La stella alpina appenninica in particolare è l’antica testimonianza della flora diffusa durante l’era glaciale; per tale motivo queste popolazioni vengono oggi definite “relitti”.

Esistono numerose leggende che riguardano la nascita della stella alpina.

Una delle più diffuse racconta che molto tempo fa c’era un’alta montagna, che versava lacrime di tristezza a causa della sua solitudine.

Soffriva moltissimo ma nessun albero, nessun fiore e nessuna pianta avevano modo di consolarla, essendo ancorati al terreno tramite le radici e non potendosi avvicinare alle sue rocce.

Fu cosi che una notte, gli astri giocando tra loro si accorsero di questa montagna: una stella scivolò giù dal cielo per posarsi tra le gelide rocce per consolare la montagna.

Ma il freddo era molto rigido e ben presto la stella iniziò a tremare; la montagna dunque, commossa per quel nobile gesto, avvolse la stella in una peluria bianca e la legò a se donandole profonde radici. Fu così che nacque la prima stella alpina.

Un’altra leggenda narra di una bella fanciulla vissuta molto tempo fa, desiderata da molti ma rimasta sempre sola, al punto di morire zitella.

Alla sua morte venne trasformata in un fiore, talmente bello quanto inavvicinabile, appunto la Stella alpina.

Non sono affatto leggende invece le forti proprietà di questa pianta.

La Stella alpina infatti è ricchissima di acido clorogenico, acido leontopodico, flavonoidi, fitosteroli e sitosteroli (che aiutano a svolgere azioni antibatteriche ed antinfiammatorie), aminoacidi e polisaccaridi.

In passato, veniva spesso utilizzata anche contro i dolori reumatici, la tosse, e contro problemi gastrointestinali sottoforma di decotto.

I prodotti ricavati dalla pianta iniboscono la formazione dei radicali liberi, e migliorano la circolazione sanguigna apportando maggiori quantità di ossigeno nei tessuti. Inoltre, grazie ai flovonoidi presenti al suo interno, aiutano a contrastare l’invecchiamento della pelle.

Insomma, non è solo bella, ma che utilissima e ricca di fortissime proprietà per l’organismo.

I prodotti ricavati dalla Stella alpina vengono realizzati da coltivazioni appositamente create, non dalle piante che crescono liberamente in natura.

Si tratta di una pianta protetta ai sensi della L.R. 45/79 della Regione Abruzzo ed è inclusa nella lista Rossa delle piante minacciate d’estinzione in Italia. Ricordiamo quindi che è assolutamente vietato raccoglierla.

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