Majella: la Valle Arcobaleno

E’ un giovedì di metà Novembre e, come ogni anno, accompagno i miei ragazzi della Facoltà di Geologia dell’Università di Chieti in un’uscita in montagna per studiare un affioramento roccioso sul massiccio della Majella.

Nonostante le previsioni meteo incerte, il tempo decide di essere dalla nostra parte e alle 9 di mattina siamo già nel minuscolo centro abitato di Decontra di Caramanico, piccola frazione di Caramanico Terme (PE).

E’ proprio da questo piccolo centro che ci incamminiamo verso est, addentrandoci dentro la Valle dell’Orfento, per raggiungere il punto esatto in cui i ragazzi dovrebbero svolgere lo studio delle formazioni rocciose.

E’ ancora molto presto e non si sente volare una mosca, i pochi abitanti del paese sono ancora dentro le loro case probabilmente.

Con i primi raggi del sole che spunta dalle cime della Majella, attraversiamo velocemente la strada principale del paese e, come ogni volta negli ultimi anni, sento arrivare lui, un piccolo cane bianco e nero che ci corre incontro felicissimo, probabilmente perché non abituato a vedere molti visitatori da queste parti. Non sono certo di come si chiami, ma ricordo che negli anni passati portasse sul collare una medaglietta con incisa una scritta: PAGO, sono quasi certo sia questo il suo nome.

E come ogni anno, Pago si mostra euforico e non ci pensa due volte ad accompagnarci lungo il sentiero che ci porta alla nostra destinazione. E’ energico, sguardo sveglio, saltella velocemente lungo il tracciato e ci precede sempre di una decina di metri, voltandosi ogni tanto per controllare che siamo dietro di lui.

Superato il piccolo centro di Decontra, attraversiamo un ampio prato dove incontriamo un pastore con le sue pecore al pascolo. Pago prosegue, e noi seguiamo lui.

Il prato è ancora verde nonostante sia metà novembre ed inizia ad arricchirsi di piante e arbusti, in particolare ginestre, che cominciano a dominare lentamente i bordi del sentiero. All’improvviso il sentiero si addentra nel bosco, non estremamente fitto, che ci lascia intravedere tra le fronde la splendida visuale in panoramica della Valle dell’Orfento, che proprio in questo periodo è più bella che mai. La colorazione degli alberi infatti in questi giorni è al suo massimo splendore, le foglie si accendono di caldissime sfumature, prima di cadere al suolo.

Dopo circa 40 minuti arriviamo finalmente al punto in cui dobbiamo sostare, i ragazzi iniziano a lavorare e studiare le rocce affioranti in quella zona. E’ qui che passeremo l’intera giornata, per poi tornare indietro nel primo pomeriggio, prima che faccia buio.

Pago ci osserva, scondinzola, gironzola qua e là arrampicandosi sulle rocce e correndo tra gli alberi. Ma sembra inquieto, come se per lui non fossimo ancora a destinazione, e infatti riprende velocemente il passo lungo il sentiero, fino a sparire tra gli alberi. Ricordo la stessa scena negli anni precedenti in cui ci aveva accompagnato ma non ho mai dato peso alla cosa, pensando volesse solamente esplorare i boschi, come in fondo a ogni cane piace fare.

Ma questa volta no, ho una sensazione diversa e mi chiedo se ci sia qualcosa oltre il sentiero, qualcosa che lo spinga a proseguire; qualcosa di talmente importante da preferirla persino alla cioccolata che mi ha visto tirar fuori dallo zaino.

Dopo pochi minuti lo vedo tornare indietro e ricomparire dal sentiero, con il fruscìo delle sue zampette tra le foglie in sottofondo. Non si avvicina, rimane a qualche metro di distanza e mi guarda. Mi guarda e fa uno scatto voltandosi, come a voler tornare nuovamente nel bosco, e si gira per guardarmi di nuovo.

Si dice spesso (lo dico anche io) che tutti gli animali, ma i cani in particolar modo, siano in grado di comunicare con l’uomo in una maniera incredibile. Quante volte avete detto anche voi “a quel cane manca solo la parola” …nulla di più vero.

E sono sicuro che Pago mi stia dicendo qualcosa, che mi stia facendo capire di seguirlo. Non ci penso troppo, mi avvicino a lui e in un batter d’occhio inizia a correre dentro il bosco, lungo quel sentiero visibile a tratti perché ormai nascosto dal tappeto di foglie.

Un tratto di cammino tutto in salita, che devo percorrere velocemente per non perdere di vista Pago e cercare di capire dove voglia portarmi. Dopo neanche 10 minuti, lo vedo: è lì, fermo su una roccia e mi guarda scodinzolando, alle sue spalle vedo solo il cielo, è chiaro che non ci sia più il bosco ma qualcos’altro. Ancora qualche passo, lo raggiungo e capisco perché voleva che io lo seguissi. Il posto che voleva mostrarmi è questo:

uno dei punti panoramici più spettacolari dell’intera Valle dell’Orfento, un massiccio blocco roccioso, modellato ed eroso dal vento e dall’acqua nel corso dei millenni, da cui si assiste a una visuale a cui nessuna fotografia renderà mai giustizia. Sotto di noi, solamente lo strapiombo e i mille colori delle fronde tinte di infinite sfumature di verde, giallo, arancio, rosso e porpora, mosse dal vento come in una danza. Mi siedo per riprendere fiato e per godermi lo spettacolo e sempre lui, Pago, accovacciato su una roccia accanto a me. Mi guarda più volte come a volermi dire “visto dove ti ho portato”?

Non ci sono stati scambi di parole né alcun contatto, eppure con uno sguardo ha fatto in modo che io lo seguissi. E sono sicuro che volesse a tutti i costi portarmi lì, perché senza che neanche me ne accorgessi è andato via. A fine giornata, l’ho ritrovato vicino quella che credo sia la casa dei suoi padroni, nel centro di Decontra di Caramanico.

Uno sguardo vale davvero più di mille parole.

Grazie Pago.

 

Questo articolo lo trovate anche sul portale ufficiale del turismo della Regione Abruzzo https://abruzzoturismo.it/racconti-d-abruzzo/majella-la-valle-arcobaleno/

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