Pescina e il Sentiero Silone: nei luoghi di Fontamara, attraverso arte e natura

 

“Tutto quello che m’è avvenuto di scrivere, e probabilmente tutto quello che ancora scriverò, benché io abbia viaggiato e vissuto a lungo all’estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada che con lo sguardo si poteva abbracciare dalla casa in cui nacqui”.

Da Uscita di Sicurezza – 1965.

Si rivolge così ai suoi lettori Secondino Tranquilli, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Ignazio Silone, confessando loro tutto l’amore per la propria terra. Il grande scrittore, nato nella Marsica nel 1900, e più precisamente a Pescina (Aq), è autore di un ampio ventaglio di opere che include capolavori come Fontamara, Il segreto di Luca, il già citato Uscita di sicurezza, Vino e Pane e L’avventura d’un povero cristiano.

Leggendo i suoi elaborati, lo scrittore ripete più volte di essersi “costruito un villaggio”, utilizzando i ricordi presenti nella propria mente per dare origine al paese immaginario di Fontamara. Le descrizioni dell’abitato combaciano perfettamente con Pescina, nella quale risulta piuttosto immediato riconoscere panorami, edifici e paesaggi.

“A chi sale a Fontamara dal piano del Fucino il villaggio appare disposto sul fianco della montagna grigia, brulla e arida come su una gradinata.”

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Pescina e il Sentiero Silone

Nel 2015 il CAI di Pescina (sottosezione di Avezzano) ha inaugurato il sentiero escursionistico dedicato allo scrittore; il percorso, elaborato in seguito a un’intensa ricerca sul territorio della stessa Pescina e della Valle del Giovenco, è stato tracciato seguendo proprio i luoghi descritti meticolosamente dall’autore.

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Pescina è un piccolo comune italiano in provincia dell’Aquila, abitato da appena 4000 persone; si trova a est della Piana del Fucino, lungo la già menzionata Valle del Giovenco.

La cittadina marsicana è nota per aver dato i natali, oltre che a Silone, al Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, primo ministro alla corte dei Re di Francia Luigi XIII e Luigi XIV. La Casa Museo Mazzarino custodisce numerosi reperti legati alla figura del Cardinale; potrete visitarla raggiungendo piazzale Rancilio.

Pescina è considerata, già dal Medioevo, una delle cittadine religiose più importanti; proprio qui, difatti, San Francesco d’Assisi iniziò a diffondere il suo ordine. Non è un caso quindi la presenza, nel comune marsicano, di alcune note architetture religiose, tra cui la Basilica di Santa Maria delle Grazie, risalente al XVI secolo.

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Altro luogo di culto particolarmente legato alla figura di San Francesco d’Assisi è la Chiesa di origine medievale sita in via del Carmine, oggi intitolata a Sant’Antonio di Padova; l’edificio religioso è facilmente riconoscibile dall’esterno per via del suo bellissimo portale, finemente decorato.

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La cittadina ospita, inoltre, alcune architetture militari, tra cui la Torre Piccolomini, posizionata nella parte più alta dell’abitato e circondata da quel che rimane del recinto fortificato del medievale Castello, posseduto proprio dall’importante famiglia di origine toscana.

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A pochi metri dalla Torre Piccolomini sorge la Torre di San Berardo, che assolveva la funzione di campanile della relativa Chiesa; alla sua base è posizionata la Tomba di Ignazio Silone. Questo è il luogo prescelto dallo scrittore per il suo eterno riposo, quando ancora in vita.

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Il Sentiero Silone ha inizio nel centro abitato di Pescina, da piazza Duomo; raggiunge la Casa Natale dello scrittore e prosegue verso il corso del fiume Giovenco, concludendosi proprio accanto alla tomba di Silone, nel punto più alto di Pescina da cui è possibile scorgere l’intero abitato.

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Al fine di permettere a chiunque di ripercorrere i luoghi di Fontamara, il sentiero è stato creato in modo da poter scegliere due differenti modalità:

  • la prima, secondo la scala CAI delle difficoltà in montagna, con difficoltà T (Turistica);
  • la seconda, che raggiunge invece quote più elevate, con difficoltà E (Escursionistica).

Ecco i due percorsi “ufficiali” creati dal CAI:

Percorso Turistico (difficoltà T): 1) piazza Duomo (Seminario); 2) la Casa Natale; 3) Visita al carcere e ai locali della Lega dei Contadini; 4) Viva Scellingo; 5) Ai piedi di un mandorlo; 6) il Vecchio Mulino; 7) Centrale elettrica; 8) la Selva di Martino; 9) la Contrada dei Serpari; 10) Punta dell’Asino Morto (le mura Italiche, passando per il crinale della Rocca Vecchia); 11) Statua dell’Alpino; 12) Torre Piccolomini; 13) Chiesa di San Berardo e Tomba di Ignazio Silone. Da qui una scalinata, che scende con qualche tornante, riporta all’ingresso del centro storico e al percorso seguito all’andata. Dopo essere passati davanti ai ruderi del Palazzo Malvini Malvezzi, si torna a piazza del Duomo, da cui si è partiti.

Percorso Escursionistico (difficoltà E): dal punto 9) sopra descritto, invece di seguire verso destra la cresta della Rocca Vecchia, si va a sinistra, sul larghissimo crinale che si alza verso il Monte Parasano, fino a raggiungere la Sella delle Capre (quota 1140 metri), passando su una spianata accanto al valico, detta Prato delle Streghe (punto 11). Al termine della traversata si raggiunge un largo crinale percorso dal Sentiero Faito, segnato dal CAI di Pescina, che sale dall’abitato verso il Monte Parasano. Da qui si scende lungo il crinale, seguendo i segnavia, fino a sbucare su un vasto pianoro. Lo si attraversa in discesa, si lascia a sinistra il complesso dell’ex Tiro a Volo (ora Rifugio Silone) e si passa accanto a una grande casa in rovina (punto 12), alla quale Ignazio Silone si è probabilmente ispirato per descrivere la casa di Pietro Spina ne Il seme sotto la neve. Seguendo il sentiero in discesa verso il centro storico, piegando a destra, al primo bivio, si raggiunge la Tomba di Ignazio Silone (punto 13 sopra descritto) e da qui si torna al punto di partenza.

Tuttavia, vogliamo proporvi gli stessi percorsi “rivisitati”, ognuno composto da 5 tappe fondamentali, per chi non avesse la voglia o il tempo necessario per visitare tutti gli stop.

Le 5 tappe fondamentali del Percorso Turistico:

  • Piazza Duomo + Casa Natale
  • Vecchio Mulino
  • Sella delle Capre
  • Torre Piccolomini
  • Tomba di Silone

Le 5 tappe fondamentali del Percorso Escursionistico:

  • Piazza Duomo + Casa Natale
  • Casa di Pietro Spina + Rifugio Silone
  • Sella delle Capre + Prato delle Streghe
  • Monte Parasano
  • Torre Piccolomini + Tomba di Silone

Avete visto con attenzione la mappa? Ci siamo preoccupati di segnalarvi una meta davvero imperdibile. Infatti, prima ancora di iniziare a percorrere il Sentiero Silone da piazza Duomo, vi consigliamo di raggiungere e sostare per qualche minuto in via Serafino Rinaldi, dove potrete ammirare un bellissimo murale realizzato dall’artista italo-cilena Sally. Solitamente le tappe bonus di un percorso si svelano alla fine; noi, invece, vi invitiamo a partire proprio da qui: per comprendere, a colpo d’occhio, quale sia il fulcro della poetica di Silone, incentrata sull’elogio delle persone più umili e della loro dignità; una costante che ricorre in tutti gli enunciati dello scrittore, impegnato eticamente, socialmente e politicamente nell’esaltare la nobiltà morale dell’uomo.

Murale di Elvira

L’opera di arte urbana, realizzata nel 2018, mostra la figura di Elvira, personaggio femminile di primaria importanza nel romanzo Fontamara. Elvira viene ritratta di profilo, con una conca di rame tenuta ben salda tra le mani e contenente la tanto preziosa acqua la cui fruizione, nel celebre componimento letterario di Silone, è la causa fondante della diatriba tra i “cafoni” di Fontamara e lo sfrontato Impresario.

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I poveri e ignoranti contadini dell’abitato marsicano, infatti, vengono ingannati da un emissario del ricco e astuto uomo d’affari proveniente da Roma, che li induce a firmare una petizione richiedente al Governo,

“nell’interesse superiore della produzione, che il ruscello venga deviato dalle terre insufficientemente coltivate dei Fontamaresi verso le terre del capoluogo, i cui proprietari possono dedicarvi maggiori capitali”.

Un tema, quello dello sfruttamento dei corsi d’acqua, particolarmente caro all’autrice del murale, che vive in Cile. In questo Paese, diversamente da quanto accade in Italia, i servizi idrici sono privatizzati. Per cui accade frequentemente che, per legge, le compagnie private possano approvvigionarsi in via esclusiva delle acque superficiali e sotterranee, minacciando il fabbisogno idrico della popolazione di piccole e grandi comunità locali. Il Paese, inoltre, negli ultimi decenni sta affrontando una grave emergenza, quella della siccità. Risulta evidente, quindi, che le problematiche cilene si sovrappongano quasi perfettamente a quelle vissute dai contadini di Fontamara.

Sapendo tutto questo possiamo ben comprendere quanto siano importanti e ricche di significato le parole di Silone, riportate sul muro dall’artista, non a caso in spagnolo e in italiano, alla base della figura di Elvira:

…“aquella agua que huia frente a nuestra sed

…“quell’acqua che fuggiva di fronte alla nostra sete

Sally ha dipinto il murale interamente a pennello, impiegando una settimana per ultimarlo. Elvira è ritratta alla luce della luna, archetipo femminile per eccellenza, che fa capolino oltre la sua figura e la protegge dall’oscurità, appena accennata in un angolo del muro. Un ulteriore simbolo di femminilità è la falena, che Sally appone a firma di tutti i suoi murales: un lepidottero proprio come le farfalle, ma con peculiarità e abitudini molto diverse. Mentre la farfalla è appariscente, variopinta e volteggia di giorno, la falena passa quasi inosservata, ha colori spenti e vola prettamente di notte. Quest’ultima, inoltre, gode della cattiva reputazione di essere un’insaziabile divoratrice, che provoca gravi danni alle colture; l’artista, analogamente, nella sua attività di muralista “ingurgita” i muri delle città, riempendoli di colore!

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Sally, originaria di Pescina, per la rappresentazione di Elvira si è avvalsa dei racconti delle zie, che le hanno spiegato nel dettaglio quali fossero gli indumenti indossati dalle donne dell’epoca e quali fossero i loro usi, come quello di ricorrere a una conca in rame per contenere e trasportare l’acqua all’interno del proprio nucleo familiare. L’artista ha, inoltre, avuto modo di visionare i costumi indossati dalle attrici del film Fontamara, del 1980, diretto da Carlo Lizzani.

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Elvira ha un’espressione rilassata, i cui lineamenti infondono serenità e sicurezza. In effetti Sally, nella sua rappresentazione, vuole restituire alla giovane tintora quei tratti che Silone descrive così appassionatamente in Fontamara:

da noi, da molto tempo non se n’era vista una così. Più che bella, bisogna anzi dire ch’era gentile e delicata, di statura media, col viso dolce e quieto, nessuno l’aveva mai udita ridere ad alta voce, o anche schiamazzare, o dimenarsi in pubblico, o piangere. Era di una modestia e riservatezza straordinarie; era come una madonnina.

Una similitudine che Silone rimarca anche quando le squadre fasciste si recano a Fontamara per compiere violenze di ogni genere sulla popolazione, indifesa per la momentanea assenza degli uomini, al lavoro nei campi; quando, al loro ritorno, Berardo Viola affronta il cantoniere Filippo il Bello, chiedendogli a brutto muso dove fosse Elvira,

un rintocco della campana maggiore ci fece guardare tutti sopra il campanile. A fianco alla campana maggiore scorgemmo tutti una strana apparizione, un fantasma di donna giovane, alta, sottile, con la faccia bianca come la neve e le mani giunte sul petto. Rimanemmo tutti un istante senza fiato. La visione sparì. «La Madonna, la Madonna» si mise a gridare Filippo il Bello preso da un improvviso panico. «La Madonna, la Madonna» cominciarono a urlare anche gli altri uomini neri presi dalla stessa paura.

In quella che potrebbe quindi apparire una rinnovata iconografia di Nostra Signora delle Acque, Elvira rappresenta la dolcezza, la bontà e la bellezza; una bellezza che nel murale di Sally risiede nella lotta per un ideale, che sia esso la giustizia circa la disputa sulla spartizione dell’acqua o l’amore verso il padre malato e quel giovanotto di nome Berardo Viola.

Questa è l’immagine del disegno preparatorio eseguito dall’artista per la realizzazione dell’opera di street art:

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Tappe del Sentiero Silone che vi consigliamo

Piazza Duomo

Si inizia a camminare nei pressi di piazza Duomo, dove sorge anche la bellissima Basilica di Santa Maria delle Grazie. È qui che si trova anche il monumento a Don Luigi Orione, tra i primi a prestare soccorso ai sopravvissuti del terribile terremoto che devastò la Marsica nel 1915. Fu proprio lui ad accogliere sotto la propria ala protettrice Silone e il fratello Romolo, rimasti orfani in seguito al catastrofico evento sismico.

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Casa Natale di Ignazio Silone

Si prosegue per via Umberto I e, al civico numero 34, ci si trova di fronte alla Casa Natale di Silone, facilmente identificabile grazie a una targa esposta all’esterno dell’edificio. La casa è stata recentemente ristrutturata e ospiterà il Museo e il Centro Studi dedicati allo scrittore, attualmente collocati in via del Carmine. Di seguito alcune foto scattate in occasione della sua inaugurazione, il 10 settembre 2020:

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Si continua a camminare lungo via Umberto I e ci si trova a costeggiare le rive del fiume Giovenco. Da qui si prosegue ancora, risalendo il corso d’acqua.

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Vecchio Mulino

Dalla strada provinciale che dirige a Ortona dei Marsi (Aq), si trova un breve sterrato che si ricongiunge al sentiero e, in pochi minuti, si raggiunge il Vecchio Mulino, raccontato da Silone in Il segreto di Luca. Un vecchio edificio palesemente abbandonato, che in realtà era in passato una filanda.

È proprio qui che lo scrittore accompagnava spesso la madre tessitrice.

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Casa di Pietro Spina

Qui possiamo osservare i ruderi di un’antica abitazione, accanto ai quali si erge un solitario mandorlo. Si suppone sia proprio questa la casa del personaggio siloniano Pietro Spina, descritta nel romanzo Il seme sotto la neve. Il luogo si presta a essere immortalato per via della sua suggestiva architettura decadente, collocata nel bel mezzo della natura circostante.

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Rifugio Silone

Il Rifugio Silone, che già dal nome sposa alla perfezione lo spirito del sentiero, è immerso in un angolo incontaminato, con il Monte Parasano alle spalle e una spettacolare veduta panoramica sulla piana del Fucino. Il luogo offre un’area attrezzata per il camping e il picnic, con bar e punti cottura a servizio degli ospiti; è inoltre possibile pernottarvi, nelle camere che la struttura mette a disposizione. Non manca, infine, un ampio spazio dedicato ai giochi per i bambini.

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Qui, appena varcato l’accesso al rifugio, possiamo ammirare uno splendido murale dedicato alla figura di Silone e ai giovani di Pescina. A realizzarlo è stato Antonello Di Stefano, chef di professione con grande passione per la pittura.

Lo scrittore viene ritratto negli anni della gioventù, prendendo spunto da una fotografia che lo immortala in una posa trasognante ed evocativa; Di Stefano, ben conoscendo le preferenze del suo illustre concittadino, ha avuto l’intuizione di capovolgere l’immagine a specchio, rivolgendone la postura e lo sguardo verso i luoghi del cuore, i Monti Marsicani e il Fucino.

Quale migliore sfondo per il murale se non quello del paesaggio stesso che lo accoglie? Posizionatevi di fronte all’opera, proprio al centro, e cercate la giusta prospettiva dalla quale visionarla; scoprirete che, dopo aver opportunamente corretto i vostri passi in avanti e all’indietro, il profilo delle montagne dipinte da Di Stefano ricalcherà perfettamente quello dei veri rilievi, in un’ideale e armoniosa contiguità tra arte e natura.

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Come accennato, il murale è espressamente dedicato ai giovani di Pescina, invitati a essere intraprendenti e curiosi nel loro percorso di crescita, per potersi sentire liberi di scegliere e seguire la propria strada; magari ispirati proprio da Silone, che nel suo elogio alla libertà e al coraggio, in Vino e Pane, così scriveva:

“«La libertà non è una cosa che si possa ricevere in regalo» disse Pietro. «Si può vivere anche in paese di dittatura ed essere libero, a una semplice condizione, basta lottare contro la dittatura. L’uomo che pensa con la propria testa e conserva il suo cuore incorrotto, è libero. L’uomo che lotta per ciò che egli ritiene giusto, è libero. Per contro, si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi; malgrado l’assenza di ogni coercizione violenta, si è schiavi. Questo è il male, non bisogna implorare la propria libertà dagli altri. La libertà bisogna prendersela, ognuno la porzione che può»”.

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E non è finita qui: su una parete dell’edificio adibito al pernotto degli ospiti, possiamo apprezzare un altro bellissimo murale dell’artista marsicano; viene qui raffigurato un lupo intento ad ululare alla luna, in una notte stellata. Riuscirà il quadrupede a riavere indietro la sua ombra?

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Sella delle Capre

Per raggiungere la Sella delle Capre, il cammino è in salita, indipendentemente da quale dei due sentieri si decida di percorrere (escursionistico o turistico).

Diciamo la verità: è una bella camminata. Ma una volta in cima, dove si trovano i prati sommitali e appena qualche isolato masso roccioso, il panorama di cui si può godere è davvero incredibile: una veduta a 360 gradi, da cui si osserva sia l’intera conca del Fucino, sia le montagne del Parco naturale del Sirente-Velino.

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Come molte altre volte, i panorami descritti sono quelli che Silone aveva memorizzato sin dall’infanzia e descritto successivamente nelle sue opere.

Leggiamo in Vino e Pane:

“Il suo sguardo era fisso alla montagna a ridosso del villaggio con le sue due cuspidi ineguali, come la schiena d’un dromedario. Tra le due gobbe vi era una profonda avvallatura chiamata la Sella delle Capre”.

Prato delle Streghe

Questa tappa, a pochi metri di distanza dalla Sella delle Capre, fa riferimento alle parole dell’autore nel romanzo Vino e Pane.

“Quando arrivò sull’orlo della scarpata Cristina si trovò in un ampio spiazzo, quasi rettangolare, chiamato il Prato delle Streghe. Al di là dello spiazzo, la montagna continuava con un leggero pendio. Tutt’intorno la neve era intatta. Nessuno era passato di là”.

In quest’angolo di paradiso noi abbiamo deciso di riposarci un po’ e di fare uno spuntino, immersi nella natura e con bene in vista la piana del Fucino.

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Monte Parasano

E’ la tappa più elevata del sentiero. Il Monte Parasano era tempo addietro frequentato per via dei pascoli, nonché luogo in cui Silone amava recarsi; tra l’altro è uno dei punti panoramici migliori in assoluto per ammirare la Conca del Fucino, in tutta la sua maestosità.

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Torre Piccolomini

Si tratta di una struttura in pietra a base pentagonale, che faceva parte di un complesso sistema difensivo molto più ampio, ma di cui purtroppo rimangono solamente pochi resti.

La torre sovrasta l’intero abitato di Pescina, anche perché lo scopo iniziale era proprio quello di controllare l’accesso occidentale al Fucino.

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Una torre quadrata posizionata più in basso, durante la prima metà del XVIII secolo, è stata riadattata e convertita nella torre campanaria della Chiesa di San Berardo. Ed è proprio alla base di questa architettura che è collocata la tomba dello scrittore Ignazio Silone.

Tomba di Silone

E’ l’ultima delle tappe del Sentiero Silone, prima di rientrare nell’abitato di Pescina.

È proprio questo il luogo in cui Silone desiderava essere sepolto, come testimoniano le parole e il disegno vergati di suo pugno su una vecchia fotografia del campanile di San Berardo, ritagliata da una rivista francese:

“Mi piacerebbe di essere sepolto così, ai piedi del vecchio campanile di San Berardo, a Pescina, con una croce di ferro appoggiata al muro e la vista del Fucino in lontananza”.

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Il documento è oggi custodito nel Centro Studi Ignazio Silone, a Pescina.

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Museo e Centro Studi Ignazio Silone

Per soddisfare qualsiasi ulteriore curiosità sulla figura di Silone, vi invitiamo caldamente a visitare il Museo e il Centro Studi dedicati allo scrittore abruzzese, attualmente ancora collocati nella sede di via del Carmine. Qui potrete scovare una vera e propria miniera di informazioni, aneddoti e memorabilia legati al vissuto di Secondino Tranquilli.

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Sapevate, ad esempio, che il romanzo Fontamara vanta innumerevoli traduzioni nel mondo? Di seguito vi mostriamo solo alcune delle copertine dei volumi pubblicati all’estero:

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Il motivo di questa notorietà internazionale ce lo spiega proprio Silone:

“Fontamara somiglia dunque, per molti lati, a ogni villaggio meridionale il quale sia un po’ fuori mano, tra il piano e la montagna, fuori delle vie del traffico, quindi un po’ più arretrato e misero e abbandonato degli altri. Ma Fontamara ha pure aspetti particolari. Allo stesso modo, i contadini poveri, gli uomini che fanno fruttificare la terra e soffrono la fame, i fellahin, i coolies, i peones, i mugic, i cafoni, si somigliano in tutti i paesi del mondo; sono, sulla faccia della terra, nazione a sé, razza a sé, chiesa a sé; eppure non si sono ancora visti due poveri in tutto identici”.

E ancora:

“In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito”.

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