Giordania: Petra e Wadi Rum in 2 giorni

La Giordania è un vero e proprio paese delle meraviglie, per lungo tempo un luogo quasi dimenticato, isolato in distese desertiche, mentre oggi è la terra dei sogni di tutti i viaggiatori e accoglie infatti migliaia di turisti al giorno.

 

Ma chi poteva immaginare che organizzare un viaggio in Giordania fosse così facile? Se lo avessi saputo prima, lo avrei di certo fatto molto tempo fa. Certo se si ha intenzione di esplorare questo paese in lungo e in largo, va pianificato al meglio il viaggio e soprattutto bisogna avere diversi giorni a disposizione. E se invece – come nel mio caso – i giorni a disposizione fossero pochissimi e la voglia di visitare la Giordania assolutamente irrefrenabile? E’ possibile una fuga che permetta di vivere un’esperienza difficilmente eguagliabile, anche se in pochissimo tempo? La risposta è SI. Due giorni (viaggio di andata e ritorno esclusi) sono più che sufficienti per riuscire a godere appieno di quelle che, secondo me, sono le mete imperdibili e indubbiamente più suggestive della Giordania: mi riferisco chiaramente al sito archeologico di Petra e il deserto del Wadi Rum.

Vorrei fare chiarezza su una cosa poiché io ho inizialmente avuto non poche difficoltà a reperire informazioni precise a riguardo: il visto per entrare in Giordania. Oltre al vostro passaporto (con almeno 6 mesi di validità residua) è necessario un visto che è possibile procurarsi in anticipo presso le Ambasciate / Consolati giordani in Italia (Roma, Milano, Torino). In alternativa, è possibile farlo anche in aeroporto all’arrivo in Giordania, ed il costo è di 40 JD. Un discorso a parte va fatto per gli ingressi da Aqaba, poichè da qui il visto turistico è concesso gratuitamente, a patto che il turista lasci il paese dallo stesso punto e non da altre località.

E il JordanPass? Bisogna farlo oppure no? Per chi non sappia di cosa si tratti, il JordanPass è un utilissimo pacchetto che permette ai turisti di visitare le principali attrazioni a prezzi ridotti e saltando le file. L’acquisto del JordanPass permette inoltre di poter accedere e scaricare gratuitamente tutte le brochure informative riguardanti i luoghi di interesse. Ma soprattutto, permette di ottenere il visto d’ingresso in Giordania gratuitamente, purchè si pernotti nel paese per un minimo di 3 notti.

E’ possibile scegliere il tipo di JordanPass più adeguato alle proprie scelte e necessità, la la differenza sostanziale sta nel numero di visite che si desidera effettuare a Petra.

  • Jordan Wanderer: 70 JD, permette di entrare a Petra 1 volta
  • Jordax Explorer: 75 JD, accesso a Petra per 2 volte
  • Jordan Expert: 80 JD, 3 ingressi a Petra inclusi nel pass

Ma quindi conviene oppure no fare il JordanPass? Ecco, dipende da dove si effettua l’ingresso in Giordania e da quanto tempo si decide di restare nel paese. Considerando che il costo pieno del biglietto d’ingresso per Petra è di 50 JOD, valutate bene da quale parte farete ingresso in Giordania e per quanti giorni desiderate visitare Petra. Nel mio caso, pur essendo atterrato ad Aqaba (quindi visto d’ingresso comunque gratuito), ho acquistato il JordanExplorer perchè volevo visitare Petra per due volte. Quindi in teoria ho risparmiato 25 JD, giusto? Certo, peccato che ho scoperto tardi che è possibile anche acquistare il biglietto a Petra con ingressi multipli: 50 JD – 1 giorno, 55 JD – 2 giorni, 60 JD – 3 giorni.

Tenete dunque a mente queste cose per non inciampare e commettere il mio stesso errore, e valutate bene se sia conveniente o meno fare il JordanPass.

Ma passiamo al viaggio. Con un volo diretto da Roma ad Aqaba (città nell’estremo sud della Giordania), in meno di 4 ore ho raggiunto quel posto che ho sognato per anni. Per spostarsi a Petra da Aqaba ci sono varie soluzioni, tra cui i mezzi pubblici che però richiedono un po’ di pazienza e bisogna adattarsi agli orari che purtroppo sono limitati. Il servizio autobus principale parte ogni giorno da Aqaba alle 8:30, impiegando all’incirca due ore per raggiungere Petra; lo stesso ripartirà verso Aqaba alle ore 16:00. Il costo del biglietto (sola andata) si aggira intorno ai 12 JD, più o meno 15 Euro.

In alternativa si può scegliere di noleggiare un’auto e dirigersi autonomamente verso Petra.

Essendo io atterrato ad Aqaba in tarda serata, ho preferito non avventurarmi di notte in un paese ancora totalmente sconosciuto e ho quindi optato per la scelta sicuramente più comoda: il taxi. Il costo della corsa dall’aeroporto di Aqaba a Petra è in genere tra i 45 e i 50 JD, all’incirca 55 Euro. Chiedete il costo al tassista prima di salire ed eventualmente trattate il prezzo, perché alcuni tassisti possono chiedere anche 120 JD!

Nel mio caso, salgo sul taxi, dopo aver accordato il prezzo per 50 JD. E siccome le disavventure non mancano mai, dopo neanche 50 metri ci ferma la polizia; mi pare di aver capito che il tassista avesse l’assicurazione dell’auto scaduta. Un’ora di attesa di macchina prima di ripartire. Multa. Va beh. Ripartiamo. Sono 160 km di distanza – penso – quanto ci vorrà? Beh con il limite di velocità a 50 all’ora ci vorrà un bel pó. Ok, quasi quasi mi faccio un sonnellino. Eh no. Il tassista rallenta, accosta, si ferma. Cerca di spiegarmi in arabo, tra gesti incomprensibili e un inglese improbabile, che è stanco e che non mi può portare in hotel perché sennò gli si fa tardi e la moglie non sarà molto felice, quindi mi farà accompagnare da un suo collega che vive vicino il mio hotel. Ma Santapace! Va bene. Cambio taxi. Ripartiamo. All’inizio della strada dei re: tempesta di sabbia, ci dobbiamo fermare. Dopo mezz’ora ripartiamo e finalmente dopo quasi tre interminabili ore (di norma ce ne vuole una e mezza) riesco a raggiungere il mio hotel. Non ho le forze neanche di cenare. Mi faccio una doccia al volo e stramazzo sul letto, anche perché la sveglia per la mattina successiva era già impostata alle ore 5.

  • PETRA

Per descrivere Petra, uno dei posti più belli che io abbia mai visto, i superlativi non bastano.

Al solo sentir nominare questo luogo, la mente di ognuno di noi fa immediatamente riferimento ad Al Khazneh, detto anche “il Tesoro”, cioè la facciata più famosa del sito archeologico, i cui scatti impazzano ormai sui social. Infatti Petra è diventata una tra le mete più ambite dai patiti dei viaggi, e posso assicurare che è una emozione davvero indimenticabile.

Ok, “il Tesoro” è ormai diventato la rappresentazione simbolica quando si parla di questo posto. Ma è davvero tutto qui? E’ davvero “solo” per quello che vediamo sui social che vale la pena intraprendere questo viaggio? Quest’ultima domanda, secondo me, bisognerebbe porsela ogni volta che si desidera fare un viaggio. Beh, nel caso di Petra, c’è davvero, ma davvero, molto di più.

Tanto per iniziare, se riuscite informatevi sulla storia di Petra prima di partire, soprattutto se deciderete di non affidarvi ad una guida una volta lì. La citta di Petra la dobbiamo ai Nabatei, un popolo di commercianti nomadi. Ad oggi non si sa con certezza quando fu costruita, infatti le notizie rimangono ancora vaghe e incerte, ma si pensa comunque si possa attribuire al perido tra il primo secolo a.C. e il primo secolo d.C. Centro importantissimo per il commercio di spezie e incensi, in seguito ad un terremoto e a cambi di rotta del commercio, fu lentamente abbandonata fino a quando, nel settimo secolo, risulta completamente dimenticata, perduta, tranne per i beduini del posto che hanno continuato a sfruttare e ad abitare le centinaia di grotte scavate nella roccia. I Nabatei curavano in modo maniacale Petra, dedicando molto tempo all’arte. Basta infatti osservare le decine di monumenti, tombe, case, banchetti, interamente scavati nella roccia con una precisione millimetrica. Anche gli interni erano estremamente curati, a testimonianza dei pochissimi (purtroppo) resti degli affreschi che sono ad oggi rimasti visibili. La bellezza dell’architettura di questo popolo è a dir poco imbarazzante, ed è il frutto di numerosi popoli che transitavano al suo interno apportando dunque varie influenze; gli stessi Nabatei, viaggiando molto, osservavano e riproducevano gli stili e le architetture di altri popoli, riuscendo a creare un mix di stili (Egiziano, Ellenistico, Romano e anche Nabateo ovviamente) unico nel suo genere. Le stesse influenze artistiche si riversano su quella che era ritenuta la religione dei Nabatei, difatti sono stati rinvenuti numerosissimi artefatti che fanno riferimento alle credenze Egizia, Ellenistica e Romana. Ma il talento artistico dei Nabatei era sfruttato anche per creare dei bellissimi gioielli, per i quali utilizzavano differenti materie: dal rame, al bronzo, ma anche oro e argento e ferro. Molti di questi reperti sono custoditi all’interno del Museo all’ingresso del sito archeologico, per il quale non c’è bisogno di pagare una ulteriore tariffa. L’ingresso al sito storico ha inizio su di una strada brecciata, e dopo qualche minuto appena di camminata ci si trova davanti alla prima spettacolare tomba, chiamata Tomba dell’Obelisco, riconoscibile dalle quattro forme “a punta” sulla sommità che dovrebbero rappresentare le persone che vi furono sepolte.

 

 

Dopo pochi passi ci si addentra all’interno del Siq, ovvero un canyon profondo più o meno 200 metri e lungo poco più di un chilometro. I raggi solari che colpiscono l’arenaria creano dei giochi di colori e ombre unici, che spiega anche perchè Petra sia conosciuta come “la città rosa”. E’ una camminata molto tranquilla e per nulla faticosa e che attraversa la gola rocciosa multicolore, fino a quando la luce diventa sempre più intensa e all’improvviso s’intravede “il Tesoro” fare capolino fra le due pareti del canyon. Il battito accellera e il fiato si spezza, e almeno per me quel preciso momento, una frazione di secondo, è bastato a far sparire la stanchezza del viaggio e delle poche ore di sonno. Non so se avete presente la sensazione che si prova quando ci si trova in un luogo che avete sognato per anni…beh, la sensazione è stata proprio quella.

 

 

Ancora qualche passo e il Siq spalanca completamente le sue pareti mostrando “il Tesoro” in tutta la sua meraviglia. Una vista surreale, capitelli, fregi, colonne scolpite più di duemila anni fa, tinte di giallo arancio, rosso e rosa dell’arenaria. Credo di essere rimasto lì davanti, scattando migliaia di foto da ogni angolazione, per almeno un’ora.

 

Gli occhi fanno fatica a distogliere lo sguardo da quello spettacolo, ma appena dietro l’angolo, le meraviglie continuano. E infatti proprio a pochi passi ci si trova su quella che viene chiamata “la strada delle facciate”, una serie di tombe Nabatee scolpite in fila l’una accanto all’altra sulle pareti del canyon.

Ai piedi della collina dei Sacrifici, è scolpito il Teatro, che poteva contenera all’incirca 4000 persone. Il Teatro fu in realtà costruito dai Romani, ed è l’unico al mondo ad essere stato scolpito direttamente nella roccia.

Le bellissime tombe reali, composte da 4 strutture principali ovvero la tomba dell’Urna, la tomba di seta, la tomba corinzia e il monumento del palazzo.

La strada delle colonne, che era all’epoca la via principale dove si svolgeva il mercato di Petra.

Un occhio a mio parere va sempre tenuto addosso alle pareti rocciose, oltre che ai monumenti. I vortici di colori che avvolgono le rocce sembrano quasi dipinte a colpi di pennello, che uniti alle forme scolpite dal tempo (e dall’uomo, in alcuni casi) e dalla natura, lasciano letteralmente a bocca aperta.

Proseguendo lungo il sentiero si incontrano ancora il Grande Tempio, il castello della Ragazza e infine, il monumento secondo me più spettacolare di tutti, che termina il sentiero, ovvero Ad Deir, il Monastero.

Il momento più difficile è quello in cui realizzi di dover tornare indietro e lasciare quel posto, ma la cosa positiva è che si ripercorre l’intero sentiero al contrario, quindi è come fare una seconda visita.

Visitare Petra è un vero e proprio viaggio nel tempo, sembra di essere catapultati nel tempo di alcune centinaia di anni, prima che la diventasse la città perduta. Vi assicuro che durante il tragitto, tra i monumenti, i paesaggi e i canyon dalle forme e i colori inimmaginabili, quello che si è completamente perso, sono stato io.

 

  • WADI RUM

Se ripenso che inizialmente ero incerto se visitare il deserto del Wadi Rum, mi prenderei a sberle.

“Vabè ma è il deserto, l’ho già visto mille volte, cos’avrà mai di diverso”? Mi ero detto in un primo momento. Poi per fortuna mi sono convinto. E ho capito perché se non lo avessi visitato me ne sarei pentito amaramente.

Lo chiamano “Valle Alta” o “Valle della Luna”, probabilmente per i paesaggi che ricordano in qualche modo il nostro satellite. A me in realtà è sembrato piuttosto di essere atterrato su Marte, oppure di essere in una di quelle foto scattate sul pianeta rosso, dove ci sono soltanto infinite distese di sabbia rossa e ammassi rocciosi da mozzare il fiato. Avete presente?

Il deserto del Wadi Rum è sabbia e dune dai colori del fuoco, rocce di sabbia stratificate come i fogli di un libro, montagne di granito altissime e a picco nel nulla, qualche cespuglio rinsecchito che spunta dal suolo non so bene come, visto l’ambiente inospitale. E’ una carovana di dieci cammelli guidata da un beduino, che cammina nel nulla e riesce non so come ad orientarsi. Entrare nelle tende dei beduini, camminare sui loro morbidissimi tappeti e bere il thè caldo e mangiare il pane insieme a loro.

Il respiro delle dune è sterminato. Tutto di questo luogo ti trasmette un senso di libertà e grandezza. È un posto selvaggio, gelido di notte e un inferno di giorno, ma è il paradiso di chi viaggia.

A bordo di un pick-up che sfreccia tra le dune e con il sole in faccia, sembra di essere trasportati dal vento, mentre la nostalgia ti invade piano piano perché sai che non resterai lì abbastanza a lungo.

Ma purtroppo, le cose belle sembrano sempre durare troppo poco, e ho dovuto lasciare a malincuore quella meraviglia. Che poi devo dire la verità, ho anche maledetto parecchio una volta rientrato a casa mia, a 3000 chilometri di distanza, perchè quella sabbia ha continuato a saltare fuori dalla valigia, lo zaino, dai vestiti che indossavo, senza sosta per giorni e giorni. Quindi sappiate che non importa quanta sia la distanza o quanto tempo sia passato dalla vostra visita nel Wadi Rum, passerete settimane intere a cercare di pulire casa.

Ma ne sarà, senza ombra di dubbio, valsa la pena.

A presto, Giordania.

 

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