Un viaggio che non dimenticherai più: le Isole Galapagos

E’ già passato un po’ di tempo dalla fine questo viaggio, ma i ricordi sono ancora fortissimi, come se non avessi mai lasciato quelle isole: le Galapagos.

Dopo un interminabile volo in partenza da Roma Fiumicino, con un rapido scalo a Madrid, finalmente la hostess di volo annuncia che entro pochi minuti saremmo atterrati a Quito, Ecuador.

 

 

Giusto il tempo di raggiungere l’albergo, fare una doccia e dormire qualche ora, perché mi aspettava ancora un volo di 4 ore che da Quito mi avrebbe portato verso l’arcipelago delle Galapagos.

Queste isole sono assolutamente uniche nel loro genere e meritano senza alcun dubbio di essere ritenute tra le mete più ambite per un viaggio indimenticabile. Si tratta di isole di origine vulcanica, tra le zone più attive sul pianeta. La netta distanza dalla terraferma ha reso possibile la preservazione di molti organismi e l’evoluzione di varie specie sia animali che vegetali. Ed è proprio qui che Charles Darwin, quasi 200 anni fa, diede origine ai suoi studi che portarono alla nascita della teoria evolutiva.

Trattandosi di un ecosistema delicatissimo già soggetto in passato a una forte alterazione da parte dell’uomo, ad oggi è possibile visitare le isole solamente se accompagnati da una guida naturalistica certificata, al fine di tutelare e salvaguardare il più possibile il territorio. Alcune di queste isole, rimangono addirittura accessibili solamente ad un gruppo ristretto di scienziati, che continuano a studiare il fragilissimo ecosistema. Basti pensare che l’arcipelago è considerato un bene protetto dall’UNESCO.

Ma torniamo al viaggio: terminato anche il volo da Quito, finalmente atterro sull’isola di Baltra, per spostarmi immediatamente nel mio b&b, nel villaggio di Puerto Ayora (Isla Santa Cruz), uno dei pochissimi centri abitati dell’arcipelago. Al contrario di quello che si possa pensare, è possibile scegliere fra vari bed&breakfast dai costi davvero contenuti. Io ho alloggiato presso il North Seymour, una struttura molto semplice ma davvero carina e pulita. Non vi aspettate di trovare grandi alberghi nell’intero arcipelago perché non ce ne sono, sappiatelo! E poi volete mettere il gusto di aprire la finestra e veder entrare un geco viola dentro la stanza?!

 

 

Nel villaggio di Puerto Ayora, date le ridotte dimensioni, ci si muove tranquillamente a piedi. Per i più pigri ci sono anche un gran numero di taxi che girano per il villaggio in attesa di turisti, e che in genere non chiedono più di un paio di dollari per corsa per muoversi all’interno del centro abitato. Gli abitanti sono molto amichevoli e allo stesso tempo per nulla invadenti.

 

 

La zona più carina è sicuramente in prossimità della baia, dove è tralaltro presente la principale via del paese, la Charles Darwin Avenue; è proprio in quest’area che si trovano tutti i tipici ristorantini, pub, negozietti di souvenirs e piccoli artigiani. Il porto del paese, reso caratteristico da un piccolo pontile di legno che si riflette nell’acqua cristallina, è costruito su una base di lava nerissima, che crea un contrasto di colori pazzesco. A rendere il tutto ancora più surreale, tantissimi granchi di un color rosso fuoco che dominano le rocce circostanti.

 

 

Giusto il tempo di dare una prima occhiata al centro del paese, e via subito verso la prima tappa wild. A seguire, i luoghi che ho scelto di visitare durante i miei otto giorni di permanenza nell’Arcipelago. Ho dovuto necessariamente e a mailncuore fare una selezione dei posti che avrei visitato, poichè le isole sono tante e abbastanza distanti fra loro, e per spostarsi fra l’una e l’altra sono necessarie diverse ore di navigazione; a mio parere per riuscire a visitare tutte le isole servono almeno 15 giorni.

  • TORTUGA BAY

Proprio dal lungomare di Puerto Ayora, è possibile raggiungere la bianchissima spiaggia chiamata Tortuga Bay, che dista all’incirca 2 km dal centro abitato ed è possibile arrivarci esclusivamente a piedi, percorrendo uno strettissimo sentiero costruito attraverso la fitta vegetazione, tra cui moltissimi cactus, a cui è sempre meglio stare a debita distanza onde evitare spiecevoli punture. In poco più di 30 minuti si raggiunge la spiaggia, una distesa enorme di sabbia bianca e finissima; l’oceano appare subito immenso, ma vista la potenza delle correnti in questa zona, c’è il divieto di balneazione; basta osservare per qualche secondo la violenza delle onde per capire che in effetti, non fare il bagno è una saggia decisione; numerose rocce laviche sono sparse qua e la lungo la spiaggia, tra le quali non è difficile vedere le iguane marine che si aggirano tranquille alla ricerca di cibo. Spostandosi sul lato più ad ovest della spiaggia, ci si accinge ad una zona più riparata dal moto ondoso e ricca di mangrovie, sotto le quali le iguane vanno a riposare, in compagnia di qualche pellicano.

 

 

  • ISLA SANTA FE

Per visitare Isla Santa Fe ci si imbarca da Puerto Ayora a bordo di un piccolo battello che in circa 3 ore riesce a raggiungerne le sponde. Una volta arrivati, viene quasi voglia di tuffarsi e raggiungere a nuoto i pochi metri di acqua che separano il battello dalla spiaggia; Purtroppo però è ALTAMENTE SCONSIGLIATO poichè proprio in queste acque è abbastanza comune imbattersi nello squalo tigre, che è considerato la seconda specie di squalo più pericolosa per l’uomo. A mio avviso, meglio non andarsele a cercare…l’equipaggio del battello, a bordo di un piccolo gommoncino, vi farà raggiungere in un paio di minuti l’isola in maniera decisamente più sicura. Alle mangrovie, all’ombra delle quali riposano degli imponenti leoni marini, si alterna una vegetazione piuttosto arida, dominata da numerosissimi cactus della specie Opuntia, che sono i più alti di tutto l’arcipelago. C’è poi un’altra pianta (Sesuvium edmondstonei) dal colore rosso fuoco, che crea degli enormi tappeti striscianti che rendono il contrasto di colori davvero spettacolare. Muovendosi fra la vegetazione, è praticamente impossibile non accorgersi delle grandi iguane terresti, per nulla spaventate dalla presenza dell’uomo, anzi sembrano piuttosto incuriosite lasciandosi avvicinare senza problemi. L’iguana terrestre delle Galapagos è facilmente riconoscibile rispetto a quella marina; in quanto le dimensioni sono significativamente maggiori, la colorazione varia dal rosso-arancio al giallo acceso e si nutrono principalmente di piante e frutti del cactus Opuntia. Al contrario, l’iguana marina è l’unica che si è adattata ad affrontare il mare, ha un colore nero intenso, a volte misto a chiazze leggermente più chiare che la rendono perfettamente mimetizzabile fra le rocce scure tra le quali vive. La colorazione scura è inoltre un forte aiuto per assorbire più velocemente il calore della luce solare, essendo spesso esposta alle basse temperature delle acque in cui si immerge alla ricerca di cibo.

 

 

  • PLAYA DE LOS PERROS

Devo dire la verità: è stata forse la meta meno entusiasmante del mio viaggio.

A bordo di un gommoncino ancorato al molo di Puerto Ayora, si raggiunge Playa de los Perros in circa 10 minuti di navigazione. Una volta a destinazione bisogna attraversare un piccolo pontile di legno, che molto spesso è prepotentemente occupato dai leoni marini impegnatissimi a godersi i raggi solari; con un po’ di attenzione di riesce a muoversi tra un animale e l’altro senza disturbare il loro riposo e raggiungere la Playa attraverso un sentiero lungo all’incirca 1300m; pur trattandosi di un sentiero sterrato, è completamente pianeggiante quindi in una passeggiata di circa 1 ora si raggiunge la metà. Anche qui, la crema solare è decisamente consigliata: è l’equatore, quindi il sole è davvero forte…ve lo dice un cretino che si è ustionato!

Una volta terminato il percorso sterrato, ci si trova di fronte ad una piccola spiaggia sabbiosa mista ai nerissimi blocchi si roccia lavica, tra le quali passeggiano in cerca di cibo le iguane marine. La particolarità è un breve percorso di legno costruito fra le rocce, che conduce ad una piccola piscina naturale, una pozza d’acqua protetta dalle onde, all’interno della quale riposano numerossisimi squali, che passano la maggior parte della giornata fermi sul fondale.

 

 

  • LAS GRIETAS

In italiano significa “le fratture”. Las Grietas è uno dei posti più incantevoli delle Isole Galapagos. Si tratta di 3 grosse aperture all’interno della roccia vulcanica, colme di acqua color verde smeraldo, al cui interno è anche possibile tuffarsi. Una bellezza naturale davvero unica nel suo genere.

Raggiungere Las Grietas è facilissimo, basta infatti percorrere una tranquilla camminata di 20 minuti partendo da Puerto Ayora. A metà tragitto è anche possibile fermarsi a guardare le suggestive piscine rosa, una piccolo lago salino da cui gli isolani producono sale.

 

 

  • GIANT TORTOISE RESERVE (SANTA CRUZ)

Se si ha la fortuna di visitare una volta nella vita le isole Galapagos, la riserva delle tartarughe giganti è una delle tappe assolutamente imperdibili. In realtà le tartarughe giganti vivono liberamente su tutta l’isola, ma non sempre si riesce ad osservarle perchè nascoste fra la vegetazione. La riserva naturale El Chato, è uno dei pochi posti dove è facilissimo osservare questi magnifici animali, grazie alla posizione strategica che si colloca nel tragitto che le tartatughe percorrono durante le loro migrazioni fra la costa e le aree più interne. Una volta entrati nella riserva, dopo qualche minuto immersi nel silenzio assoluto, si inizia a sentire in maniera sempre più chiara il rumore di qualcosa che si muove lentamente fra la vegetazione: sono proprio loro, le tartarughe giganti. Le dimensioni dei loro carapaci ma anche delle loro zampe possenti lasciano davvero senza fiato, ma allo stesso tempo fanno molta simpatia i loro musi perennemente sporchi della vegetazione di cui si nutrono. Devo dire che però la simpatia non è reciproca; non sono infatti animali molto socievoli, e neanche molto pazienti. Più di una volta mi è capitato di far arrabbiare un paio di tartarughe, probabilmente perchè mi ero avvicinato troppo. Al contrario di quello che si possa pensare, ovvero che in caso di pericolo si “ritirino” all’interno dei loro carapaci, in realtà allungano il collo, spalancano la bocca ed emettono un suono simile ad un forte sibilo, che credo significhi “wè bello, stai alla larga” o qualcosa di simile.

 

 

  • PLAYA LAS BACHAS

Questa è una delle immense e bianchissime spiagge sulla costa nord dell’isola di Santa Cruz.

Il nome deriva in realtà dal termine “barge” ovvero imbarcazioni, che furono abbandonate lì dall’esercito Americano alla fine della seconda guerra mondiale. Ad oggi è ancora possibile vedere i resti di queste imbarcazioni ormai distrutte e spiaggiate.

Personalmente è stato uno dei luoghi che ho apprezzato di più per i colori e la calma che trasmette.

 

 

  • ISLA SEYMOUR NORTE

L’isola di Seymour North è senza dubbio il posto ideale per chi ama il birdwatching, e tralaltro è possibile osservare gli animali a pochissimi metri di distanza.

La Sula dai piedi blu (detta anche “blue footed booby”) è sicuramente la specie di uccello che domina l’isola. Capita infatti di vederne un po’ ovunque. I piedi palmati di un colore azzurro intenso la rendono inconfondibile; questa colorazione è dovuta ad un pigmento organico chiamato caretonoide che viene prodotto da piante ed alghe e batteri.

Oltre che dal colore azzurro delle zampe delle Sule, gli occhi vengono spesso attirati dalla Fregata Magnifica, un grande volatile la cui particolarità è il collo color rosso fuoco negli esemplari maschi (nelle femmine invece è bianco), che durante i periodi di riproduzione viene riempito d’aria e gonfiato a dismisura come rituale di corteggiamento.

 

 

  • ISLA SANTIAGO

Il nome ufficiale di quest’isola è in realtà San Salvador, ma ormai tutti la chiamano Isla Santiago.

Non appena si mette piede su questo pezzettino di terra sembra di essere sbarcati su un piccolo paradiso, i paesaggi sono assolutamente unici e da togliere il fiato. L’isola infatti è costituita da due vulcani quasi sovrapposti. Imperdibile una visita a Sullivan Bay, la spiaggia più caratteristica, sulla quale è possibile camminare su una delle ultime colate risalente alla fine del 1800, caratterizzate da una forma “a corda” sulle quali si deposita spesso la sabbia bianchissima, creando una fantastica fantasia zebrata.

Le lave a corda vengono scientificamente chiamate Pahoehoe (dalla lingua Hawaiana). La leggenda narra che le lave a corda siano i capelli della dea Pele che dorme; per questo motivo i più superstiziosi pensano che camminare su di esse possa risvegliare l’ira della dea, che disturbata nel suo sonno sfogherebbe la sua rabbia facendo fuoriuscire lava dai crateri vulcanici.

Pur essendo zona frequentata abitualmente da squali tigre, fare il bagno è consentito a patto di non allontanarsi troppo verso l’acqua profonda. Nessuno può resistere alla tentazione e, pur essendo l’acqua gelida, ci si tuffa e basta senza pensarci troppo.

Più che l’acqua gelida, il ricordo che mi è rimasto impresso è stato il momento in cui ho visto con la coda dell’occhio “qualcosa” che nuotava velocemente verso di me. Inutile dire che ho pensato “ok, è lo squalo tigre, addio”! Con il cuore in gola, ho realizzato in pochi secondi che si trattava in realtà di uno dei più emozionanti incontri che si possano fare: le foche! Nuotare con loro è stato pazzesco, sono animali estremamente socievoli e curiosi, in particolare i cuccioli che non si fanno alcun problema ad avvicinarsi e a sgranocchiarvi le dita.

 

 

  • ISLA BARTOLOME

L’isola di Bartolome si è generata dall’unione di più coni vulcanici, connessi fra loro da una spaggia dorata sulla quale cresce una vegetazione di un verde brillante. La prima impressione è quella di essere su Marte, a causa del paesaggio desertico e rossastro. Il percorso inizia dal mare, e procede verso le zone più interne tramite una struttura di legno sulla quale è molto facile muoversi, sostituita dopo poche centinaia di metri da una rampa di scale che porta verso la sommità dell’isola. Durante il cammino si attraversano una innumerevole serie di piccoli coni vulcanici sui quali è anche consentito salire, ma il punto di arrivo è quello che regala una vista senza pari: è infatti dalla cima dell’isola che è possibile avere una vista panoramica dell’isola a 360 gradi, in particolare sulle spiagge dorate sulle quali poggia anche la Pinnacle rock, una delle strutture rocciose tra le più caratteristiche di tutto l’arcipelago.

 

 

L’idea di “vacanza” intesa come stare stesi in spiaggia a prendere il sole e sorseggiare un cocktail con l’ombrellino non si addice affatto a questo posto. Per me è stato un viaggio nella natura, nella scoperta continua, durante il quale tutti i sensi vengono continuamente coinvolti e stupidi da qualcosa di inimmaginabile. E infatti è stato certamente uno dei viaggi più faticosi e stancanti che io abbia mai fatto.

Ma poi ripenso alla  fortuna di essere svegliati dal verso degli albatros, vedere quelle spiagge e quelle foreste, penso al vento, il sole, l’acqua gelida e i fondali, la musica costante nel paese, il mal di mare in barca, nuotare con le foche, i paesaggi e un’infinità di altre cose.

Ho lasciato un pezzo di anima in quell’arcipelago.

Adios Galapagos.

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