Non sapevo cosa fosse il Mal d’Africa, poi sono andato a Zanzibar

Non so il perchè, ma Zanzibar non era mai stata una di quelle mete che pensavo potesse regalarmi invece una delle più belle esperienze mai vissute.

Nel mio immaginario infatti ho sempre associato questa piccola isola della Tanzania al classico villaggio turistico, in cui sorseggiare cocktail con l’ombrellino, non proprio il tipo di vacanza che piace a me perchè io proprio non riesco a stare fermo per 10 minuti di fila. E invece…come spiegare gli infiniti colori di questo luogo che si è rivelato il mix perfetto di mare turchese e cristallino, verdissime foreste e infinite risaie, natura unicamente selvaggia, abitata da persone dedite al lavoro, sorridenti e accoglienti come pochi, villaggi di pescatori e città ricche di storia e, guerre e conflitti? Non mi basterà mai un singolo post per riuscire a descrivere quello che questo posto magico è riuscito ad offrirmi, nè basterebbe un intero book-fotografico per mostrare le infinite meraviglie che ho avuto la fortuna di vedere in quegli otto giorni, gli otto giorni tra i più intensi della mia vita.

Come al mio solito, ho deciso di partire durante il perido di bassa stagione, più precisamente l’ultima settimana di Maggio, un pò perchè i costi sono più contenuti rispetto alla norma, un pò perchè ci sono pochissimi turisti in quel periodo. Teoricamente il mese di Maggio rientra ancora nella stagione delle piogge, ma essendo la fine di questo periodo le piogge sono occasionali e durano davvero poco, una mezz’ora non di più. Tanto per intenderci, durante i miei otto giorni di permanenza a Zanzibar ho beccato solamente due brevi piogge.

In realtà l’arcipelago di Zanzibar è composto da due isole principali: l’isola di Pemba a nord, e l’isola Unguja più a sud, più comunemente chiamata Zanzibar, perchè è sicuramente l’isola preferita e frequentata dai turisti.

La maggior parte delle strutture sono posizionate lungo la costa orientale dell’isola di Unguja; se si vuole optare per una location un pò più tranquilla, Nungwi è la meta ideale. Si tratta di un piccolo villaggio posizionato nell’estremità settentrinale dell’isola, e il turismo è un pò più contenuto rispetto alle altre zone poichè non sono presenti moltissime strutture. Per questo motivo è proprio qui che ho deciso di alloggiare.

  • IL VILLAGGIO DI NUNGWI

Non appena ci si addentra nella zona abitata dell’area, è impossibile non rimanere scossi da una realtà che appare lontana dal nostro modo di vivere, e che quasi la riteniamo inesistente finché non ce la troviamo davanti. Gli uomini del posto sono perlopiù indaffarati a costruire a mani nude qualche nuova abitazione con un po’ di mattoni tenuti in piedi il più delle volte da fango anziché cemento, mentre le donne sono impegnate la maggior parte del tempo con la coltivazione, gli animali e i bambini. Quei bambini che giocano con un bastone, una pozzanghera, a piedi scalzi e pieni di polvere, la stessa polvere che ricopre spesso le loro mani, a volte il viso, ma mai il sorriso, quel sorriso splendente di chi non ha nulla e ride, e che per un attimo ti fa sentire davvero piccolo.

Un altro ottimo motivo per scegliere questa località è che, a causa della differente morfologia del fondale, leggermente più inclinato, gli effetti delle maree sono molto meno evidenti ed è facilissimo riuscire a tuffarsi in mare in qualsiasi ora della giornata. Al contrario, lungo la costa orientale, gli effetti delle maree sono di una portata potentissima, perchè la pendenza del fondale è molto più blanda. Per intenderci, nelle ore di bassa marea, l’acqua riesce ad indietreggiare anche di parecchie centinaia di metri..insomma è necessaria una bella passeggiata prima di poter raggiungere l’acqua.

  • NUNGWI BEACH

La spiaggia di Nungwi è definita da molti, incluso me, la spiaggia più bella in assoluto dell’isola, da vedere almeno una volta nella vita. Chilometri di spiagge bianchissime e deserte, lambite dalle acque turchesi dell’Oceano Indiano, dalle quali spuntano qua e là alcuni massi rocciosi calcarei scolpiti dalle maree: ed è proprio su questi massi rocciosi che è stata costruita la struttura nella quale ho deciso di alloggiare; una location a dir poco fantastica, con un giardino più simile ad una foresta fiorita, piscina, ristorante, bar..ma soprattutto: camere con vista mare. Una stanza molto minimal, pulita, condizionatore, letto matrimoniale con zanzariera a baldacchino annessa: EH SI! Dal tramonto le zanzare si scatenano, sappiatelo! Ma la parte più bella è senza dubbio il balcone interamente in legno, una simil-palafitta che affaccia direttamente sulla spiaggia. La particolarità è che a seconda della marea, lo scenario a cui si assiste su quel balconcino può cambiare drasticamente: infatti, con l’arrivo dell’altra marea, lo spazio di spiaggia che separa il balcone dalla linea di costa, viene completamente rimpiazzato dal mare. Nel giro di poche ore si ha l’impressione di essere in un altro posto, quasi una palafitta costruita sull’acqua.

Prima di partire per questo viaggio, una mia amica mi ha chiesto: “Ma cosa farai otto giorni da solo a Zanzibar? Non ti annoierai a startene 8 giorni su una spiaggia?”. Premesso che no, non potrei mai annoiarmi a starmene 8 giorni su una spiaggia. Perché qui le spiagge sono di una bellezza imbarazzante, è vero, ma è pur vero che il turismo è oro per gli abitanti dell’isola, dunque non manca davvero alcun tipo di attività, che sia in spiaggia, in mare, in barca, a terra, nelle foreste, nei villaggi o in città.

Organizzare le escursioni è davvero facile, infatti ogni struttura è in grado di offrire pieno supporto per ogni tipo di attività, a costi sempre abbastanza contenuti. Nel caso si scelga di voler spendere un po’ di meno, basta rivolgersi ai beach boys. Chi sono i beach boys? Sono i ragazzi del posto, che passeggiano lungo le spiagge in cerca di turisti e che approcciano con il tipico “Jambo Jambo”! (il loro saluto, che sarebbe l’equivalente del nostro “Ciao”) offendo di tutto, dai souvenir alle escursioni guidate. Impressionante le quantità di lingue che riescono a imparare in brevissimo tempo, italiano compreso. E’ bene sapere, prima di partire, che sanno essere davvero – ma davvero – insistenti nel proporre gadget, souvenir ed escursioni. Piuttosto che innervosirsi e rischiare di rovinarsi una vacanza, il mio consiglio è semplicemente di non scacciarli in malo modo, come ho visto fare a molte persone, ma magari scambiare quattro chiacchiere con loro e farsi due risate, anche perché sanno essere molto simpatici.

  • MNEMBA ISLAND

L’isola si raggiunge facilmente da qualunque punto dell’isola. Io sono partito da Nungwi e ho impiegato all’incirca un paio d’ore prima dell’arrivo; si lo so, due ore sono un bel pò…anche per i ragazzi che pilotano la barca, che approfittano infatti per schiacciare un pisolino cullati dalle onde tra un viaggio di andata e quello di ritorno. Le imbarcazioni utilizzate per gli spostamenti sono quasi tutte prive di motore e si muovono quasi esclusivamente tramite l’utilizzo di una vela, dunque i tempi sono estremamente variabili a seconda dei venti. Ad ogni modo vi assicuro che il tempo vola quando si ha sotto il naso un mare di quell colore.

L’attività a mio parere assolutamente da non perdere è lo Snorkeling. Ricordiamoci che è l’oceano Indiano, sabbia splendente e acqua di lapislazzulo completamente incontaminata, le infinite sfumature della barriera corallina, che offre rifugio a coloratissimi pesci, tartarughe e stelle marine dai colori più variopinti. I fondali lasciano davvero senza fiato in qualunque punto dell’isola; personalmente ho trovato l’isola di Mnemba, un piccolo atollo privato a 4 km da Zanzibar, il punto più incredibile in cui poter fare snorkeling, con una barriera corallina vivacissima e dai colori sgargianti. Occhio però a non metter piede sull’isola, ma limitarsi a nuotare lungo le sue acque, poiché per i trasgressori sono previste multe davvero molto alte.

  • STONE TOWN

E’ la città principale e si trova all’incirca nella parte centrale della costa occidentale di Unguja.

Una volta a Zanzibar, è davvero un peccato non fare visita a questa città, un mix incredibile di profumi, colori, arte, storia e cultura; non a caso eletta Patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Non basterebbe un intero articolo per parlare di questo luogo suggestivo, la cui storia ha origini Omanite, poi colonizzata dai britannici, per diventare in seguito un vero e proprio mercato degli schiavi, ai quali è dedicato un intero museo presso il quale è possibile non solo capire nel dettaglio l’origine e lo sviluppo della schiavitù, ma si accede anche ai sotterranei all’interno dei quali gli schiavi venivano ammassati in spazi angusti, senza aria e luce. A loro è dedicato il famoso monumento presso la Cattedrale Chiesa di Cristo.

Imperdibile il mercato centrale, chiamato anche Mercato di Darajani, una delle maggiori attrattive per i turisti. Un grande bazaar al chiuso, in cui si vendono prevalentemente alimenti, dalla frutta, riso, profumatissime spezie di ogni tipo, ma anche numerosissime varietà di thè e caffè. La frutta dalle tonalità sgargianti, i banconi strabordanti di polipi, tonni, barracuda a carne freschissima portano il secondo piano il caldo e gli odori forti e pungenti del mercato, che dopo un po’ personalmente diventano difficile sostenere, dunque ho preferito uscire e spostarmi tra gli innumerevoli vicoletti della città.

Ci si perde fra le palazzine, in un labirinto mai ripetitivo e pieno di infiniti grovigli di cavi elettrici e di stradine strettissime, quelle stradine talvolta sporche e igienicamente discutibili, che in un attimo si trasformano in mura bianchissime, portoni immensi e decorati, piante e fiori in ogni angolo. E’ qui che si respira l’essenza della città, la vita vera che vivono gli abitanti del posto, tra i ragazzi che sfrecciano sui loro motorini a 2 centimetri da te, i bambini che rientrano da scuola, le donne che ti osservano, tra la curiosità e il sospetto, dietro le loro coloratissime tuniche.

 La città è piena zeppa di localini in cui fermarsi a mangiare non solo le pietanze tipiche del posto, ma è altrettanto ricca di negozietti di souvenir, abbigliamento, artigianato e chi più ne ha più ne metta.

Ammetto di essere sempre stato totalmente all’oscuro del fatto che Freddie Mercury (il cui vero nome era Farrokh Bulsara) è nato proprio qui; mi sono trovato per caso di fronte alla casa in cui abitava, che tutt’ora lo ricorda con una targa dorata posta al di sopra del portone d’ingresso.

Se si ha molto tempo a disposizione, e possibile visitare il Palazzo delle Meraviglie, ovvero la principale abitazione del Sultano; personalmente non l’ho trovata entusiasmante, ma è comunque un posto particolare ricco di storia, quindi a voi la scelta.

Sentirete spesso le persone del posto ripetere le parole “Pole Pole” (letteralmente “piano piano, fai le cose con calma”), una vera filosofia per loro che vivono ogni momento senza alcuna fretta e che personalmente invidio molto. Ma non avendo a disposizione molto tempo, niente “Pole Pole” per me; infatti ho preferito imbarcarmi, proprio da Stone Town, in direzione Prison Island, una piccola isola che dista all’incirca una mezz’ora di navigazione e che è ritenuta un vero angolo di paradiso.

  • PRISON ISLAND

Nonostante il nome dell’isola lasci pochi dubbi sullo scopo per il quale venisse utilizzata in passato, oggi Prison Island è una delle mete imperdibili di Zanzibar. Una volta arrivati sull’isola, ci si trova di fronte ai veri padroni di questo posto; decine di tartatughe giganti. Alcuni esemplari furono inizialmente portati in dono al Sultano dalle Seychelles, ma nel tempo si sono perfettamente adattate e riprodotte. A rendere ancora più piacevole l’isola, la presenza di alcuni esemplari di pavone che si aggirano tranquillamente fra le tartarughe con le loro iridescenti piume.

Per quanto riguarda lo snorkeling, consiglio vivamente di tuffarsi nelle acque di Prison Island, perchè l’ambiente sottomarino che c’è qui è abbastanza particolare; infatti il fondale è ricco di un’alga chiamata Posidonia che crea delle vere e proprie praterie tra le quali abbondano enormi e coloratissime stelle marine, talmente grandi e dai colori più svariati da sembrare finte.

  • I TRAMONTI

Vogliamo parlare dei tramonti a Zanzibar? E Parliamone.

Qui ogni giorno, durante le tarde ore del pomeriggio, quando il mare diventa calmo e quasi immobile, il cielo si trasforma in una tela dipinta dai raggi del sole. Le ultime luci del sole riempiono il cielo di varie tinte di arancio, rosso, lilla, fino a diventare di un lieve rosato che si riflette sulla superficie dell’acqua fino quasi a far scomparire quella sottile linea all’orizzonte che separa l’acqua dall’aria, dando l’impressione che i due elementi si siano fusi tra loro.

Sono stati per me otto giorni volati, si dice che quando si sta bene il tempo passi troppo velocemente, ed é vero. Zanzibar mi ha inevitabilmente spiazzato, mi ha spezzato il fiato dal primo momento, dal primo tramonto, dalla prima volta che ho visto il colore del suo mare. Più che una vacanza, è stata per me la meta perfetta per un bellissimo viaggio, e anche un pò una cura, capitata nel momento giusto, per staccare completamente dalla furia della vita quotidiana e fare un pò di chiarezza e pulizia fra i molti pensieri, a volte troppi, che a volte annebbiano la vista e ci fanno perdere.

Un ragazzo di Nungwi un giorno mi ha detto “la natura ti fa capire tutto nel più chiaro dei modi”. E così è stato, un viaggio davvero illuminante.

E poi la foresta, le palme, i baobab, le risaie, la frutta fresca, i tramonti, le piogge, gli animali, la sabbia bianchissima, i coralli, le persone e quei loro sorrisi, sempre e comunque, hakuna matata, Pole Pole, Jambo Jambo, svegliarsi e andare a dormire con il suono delle onde, sono solamente alcuni degli ingredienti che sono riusciti a rendere questo viaggio uno dei migliori che io abbia mai affrontato.

A presto Zanzibar.

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